Aspettando la Pasqua. A tavola, un piccolo prato

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Manca davvero pochissimo a Pasqua, ed è decisamente tempo di pensare all’apparecchiatura. Come sapete, non amo una tavola ingombra di mille decorazioni, perché per quanto possano essere belle tolgono spazio e rischiano anche di ostacolare la libertà di movimento dei commensali: e siccome per quanto mi riguarda a tavola si deve in primo luogo mangiare in modo confortevole, preferisco concentrarmi su un numero ridotto di dettagli decorativi. Il primo, irrinunciabile, è ovviamente il centrotavola, che vista la stagione non può non profumare di primavera e di natura che rinasce: per questo oggi vi propongo di preparare un prato fiorito in miniatura con cui abbellire la nostra tavola. E’ molto semplice e veloce da allestire ma ricordate che essendo vivo ha bisogno di cure: se infatti si può tranquillamente preparare qualche giorno prima, va comunque mantenuto umido, in un ambiente fresco e luminoso ma non esposto al sole diretto: l’ideale è un balcone in ombra.

Cosa occorre per prepararlo? In primo luogo un piatto o vassoio a prova di acqua, dai bordi alti almeno tre-quattro centimetri, di forma adeguata a quella della tavola: nel mio caso, ho utilizzato un piatto da torta in plastica rigida, rotondo; un po’ di terra da rinvaso; delle piantine fiorite di misura mignon: negli anni passati ero solita utilizzare violette cornute, pratoline, nontiscordardime e campanule, ma quest’anno la stagione è molto avanti e ho dovuto accontentarmi di sole roselline; del muschio: se non lo si trova fresco, si può sempre riciclare quello del presepe, purché abbia mantenuto un bel colore vivace.

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Il procedimento è semplicissimo. Dopo aver ricoperto il vassoio di terra fin quasi all’orlo, posizionare a piacere le piantine, avendo cura di inclinare leggermente le zolle che le contengono in modo da mantenerle il più basse possibile. Normalmente creavo un vero e proprio praticello con i fiori sparsi qua e là, quest’anno invece avendo le piante tutte uguali ho preferito radunarle al centro: devo dire che il risultato mi sembra comunque gradevole.

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Coprire la terra e lo spazio tra le piantine con il muschio, facendolo debordare in modo che nasconda il più possibile il contenitore.

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Non ci resta che aggiungere qualche decorazione, e il nostro piccolo prato fiorito è pronto per abbellire la tavola di Pasqua.

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Aspettando la Pasqua. Decorare l’albero

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Tradizione di origine nordica al pari del più conosciuto abete natalizio, l’albero di Pasqua è una decorazione che secondo me non può davvero mancare in questi giorni. Prepararlo è davvero semplice: bastano un ramo,  delle decorazioni a soggetto pasquale ed un bel vaso, e il gioco è fatto. Come per tutte le cose, naturalmente, le variabili sono moltissime e personali. In primo luogo, bisogna scegliere che tipo di ramo utilizzare: se lo realizziamo appena prima di Pasqua sarà bellissimo un ramo fiorito, vuoi di ciliegio, di pesco, di pruno o dell’albero di Giuda. Se invece, come nel mio caso, ci piace godercelo qualche giorno in più, meglio scegliere un ramo di nocciolo da lasciare solo o cui abbinare tralci d’ulivo oppure dei fiori che si possano sostituire senza troppa difficoltà, in modo da non arrivare al giorno della festa con un albero triste e spelacchiato. Una volta scelto il tipo di ramo che andremo a decorare, dovremo individuare il vaso più adatto a contenerlo: alto e stretto nel caso del tralcio fiorito, leggermente più largo nel caso del nocciolo, specie se abbinato a fiori o frasche d’ulivo. Se il vaso non è trasparente potremo inserirci, se necessario, della spugna da fiorista che aiuti la stabilità del ramo da decorare. A struttura ultimata, si pone il problema delle decorazioni. Immancabili, ovviamente, le uova, in tutte le loro varianti: gusci veri e opportunamente dipinti, uova di vetro, di porcellana, di carta o come più ci piacciono, in una sola nuance di colore o variopinte, secondo lo stile che abbiamo scelto per la nostra Pasqua. Potremo poi aggiungere fiori o altri simboli pasquali, come la colomba, l’agnello, il coniglio. Il consiglio è, ovviamente, di disporre gli addobbi in modo armonico, alternando materiali, soggetti e colori, studiandone con cura il posizionamento secondo le dimensioni e la vistosità, anche in considerazione del punto in cui l’albero sarà collocato: insomma, ne più ne meno di come si fa con l’abete a Natale. Naturalmente, nulla vieta di perfezionare il tutto nel corso degli anni: se penso a com’era il mio primo albero di Pasqua, e a com’è oggi, mi rendo conto di quanta acqua è passata sotto i ponti. All’inizio era molto rustico, con addobbi in legno e paglia. Oggi è così:

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Ho alternato gusci dipinti a mano con uova di porcellana, carta, legno e vetro trasparente a effetto “bolla di sapone”. Gusci e ovetti in legno appartengono ancora al mio primissimo albero, le uova di porcellana sono arrivate più recentemente, quelle di carta sono un regalo della mamma e quelle di vetro un ingresso fresco fresco dei giorni scorsi. Alla mia prima Pasqua da sposa risalgono anche i piccoli ospiti a sorpresa che si annidano – è proprio il caso di dirlo – tra i rami. Eccone un paio:

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Non può naturalmente mancare il coniglietto pasquale, in diverse fogge. La mia preferita è la versione floreale, scelta dalla figlia quand’era piccolina: anche questo, un bel ricordo di cui avere cura. Anzi, ora che ci penso: non sarà per causa sua che per me la Pasqua deve sempre avere un tocco di rosa?

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Aspettando la Pasqua. Tempo di scelte

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Ancora pochi giorni, e sarà Pasqua. Festa di Rinascita (di Resurrezione, per chi crede), quest’anno cade  nel pieno fulgore di una primavera da cartolina. Sono reduce da un fine settimana alla casa in collina, e la natura è veramente un incanto: gli alberi sono tutti in fiore, i bulbi sono un’esplosione di colori, i prati sono stracolmi del giallo dei fiori del tarassaco, del bianco delle pratoline e dell’azzurro dei nontiscordardime. Nella mezzombra del bosco resistono ancora qualche violetta e qualche primula, mentre sulle scarpate esposte al sole gli iris sono praticamente pronti per fiorire.

Con una cornice del genere, difficile non sognare una Pasqua agreste, da festeggiare all’aperto, con una tavola piena di fiori e un susseguirsi di bontà primaverili. Purtroppo però in questa stagione gli scherzi del tempo sono sempre in agguato, quindi è decisamente il caso di avere pronto un “piano B”, ovvero un normale festeggiamento cittadino che non sia comunque privo della bellezza della primavera.

In attesa di comprendere un po’ meglio le intenzioni di Giove Pluvio e di decidere quindi in via definitiva dove festeggiare la Pasqua, mi preparo a vestire a festa la casa di città, dove in ogni caso saremo fino a Sabato Santo. Come credo di avervi già raccontato, ogni anno scelgo per le decorazioni pasquali un colore dominante. Quest’anno ero lanciatissima verso i toni dell’azzurro e del glicine, anche perché erano anni che non li sceglievo come motivo conduttore delle mie decorazioni. La settimana scorsa, però, la mia mamma mi ha regalato la brocca color fragola che vedete nella foto, e mi ha fatto venire una incontenibile voglia di rosa. Ora, visto che c’è ancora qualche giorno di tempo per decidere, sto cercando un modo per conciliare le due cose senza cadere troppo nell’effetto confetteria. Ci riuscirò? Ve lo saprò dire nei prossimi giorni…

E voi, avete già deciso di che colore sarà la vostra Pasqua?

Sapori. Spaghetti con le puntarelle

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Aprile, è tempo di puntarelle. Le conoscete? Sono le cime della catalogna, specialità primaverile tipica del Lazio che da qualche anno si trovano abbastanza facilmente anche nel resto d’Italia.

Tradizione vuole che le puntarelle siano servite in insalata, condite con olio, sale e insaporite da filetti d’acciuga. Tuttavia la sottoscritta, da quella irriducibile pastasciuttara che è, non si è fatta scrupoli (complice qualche suggerimento trovato on line) a trasformarle in un condimento per gli spaghetti, che peraltro riscuote sempre molto successo, sia in famiglia che con gli amici. Se qualcuno lo vuole provare, ecco la mia ricetta.

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Ingredienti (per 4 persone): 360 grammi di spaghetti, 250 grammi di puntarelle fresche, quattro-cinque filetti di acciuga, uno spicchio d’aglio, olio extra vergine d’oliva, sale e pepe da macinare al momento.

Tagliare le puntarelle a striscioline molto sottili buttandole man mano in una ciotola colma di acqua e ghiaccio. Lasciarle a mollo circa un’ora, se possibile cambiando l’acqua almeno una volta: questo servirà sia a togliere l’eccesso di amaro alle puntarelle che a far assumere loro la caratteristica forma arricciata.

In una padella abbastanza capiente scaldare un paio di cucchiai d’olio con i filetti d’acciuga e lo spicchio d’aglio. Appena i filetti si sono disfatti, gettare le puntarelle precedentemente scolate e farle cuocere a fiamma moderata per circa 30 minuti: devono rimanere abbastanza consistenti, quindi è preferibile non incoperchiare. Regolare di sale.

Nel frattempo cuocere gli spaghetti: quando manca poco più di un minuto, aggiungere alle puntarelle un mestolino d’acqua di cottura, scolare la pasta e spadellarla velocemente con le verdure. Regolare di sale, completare con una macinata di pepe e un giro d’olio crudo e servire.

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