Una domenica in collina

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Dicono che finalmente nei prossimi giorni arriverà il fresco. Speriamo che sia vero. Sulla fiducia, questa domenica sono stata alla casa in collina e, dopo che avevo più volte rimandato proprio a causa delle temperature troppo alte, ho finalmente piantato i bulbi.

E’ l’ennesimo esperimento che faccio nel mio non-giardino, e spero avrà maggiore successo dei precedenti. In particolare, ho destinato ai bulbi l’unica aiuola esistente, che a primavera avevo riempito di piante di fragola, sperando in un goloso raccolto. Invece non ne ho mangiata neanche una: col fatto di andare solo nel fine settimana, e nemmeno tutte le volte, ho sempre trovato fragole troppo acerbe o troppo mature. Insomma, un fallimento su tutta la linea, che consigliava un deciso cambio di strategia.

La giornata si è aperta con un pranzo veloce, in casa perché nuvole dispettose e vento sconsigliavano di mangiare all’aperto. Menù super casalingo: pasta fresca al burro e salvia, polpettone con purè di patate e insalata, uva e caffè. Niente dolce perché c’era da lavorare!

Che strano mettere in tavola fiori praticamente estivi ma dover al contempo accendere la stufa: un contrasto veramente bizzarro.

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Ecco i bulbi pronti per la semina: ho provato con un po’ di tutto, tanto per vedere cosa cresce e cosa no.

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L’aiuola “work in progress”: nel frattempo era tornato il sole, e si moriva di caldo anche in maniche corte.

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Ed ecco il lavoro finito, con tanto di pacciamatura per evitare le erbacce e proteggere i bulbi dal freddo, che qui d’inverno si fa decisamente sentire.

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Ho terminato giusto in tempo per godermi l’ultimo, tiepido sole, e regalarmi una bella tazza di tè.

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Ormai le giornate sono corte: appena il tempo di finire il tè, e il sole stava già tramontando dietro le colline.

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Non restava che tornare alla città e prepararsi ai soliti impegni, sperando che questo odioso caldo umido lasci presto spazio ad un’aria più frizzante: nell’attesa, vi auguro una buona settimana.

Decorare. Cena d’autunno

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Mai come quest’anno avrei voglia di autunno, inteso come temperatura più fresca, alberi che si fanno rossi e foglie che cadono dolcemente cullate dal vento. In attesa che anche il meteo si allinei (non che il caldo mi dispiaccia, ma lo avrei preferito a luglio), ho pensato di portarmi un po’ di autunno in tavola, approfittando dei nuovi piatti inglesi sui toni del rosso e della piacevolissima compagnia di una coppia di amici.

In origine avevo pensato di abbinare questo servizio ad una tovaglia color burro, in modo da far risaltare al massimo il decoro dei piatti. Poi la suocera, amante di apparecchiature tutt’altro che minimaliste, mi ha portato in regalo una tovaglia sui toni dell’autunno che, in effetti, ci stava molto bene: l’insieme risultava un po’ ridondante per i miei gusti, ma come sapete mi sto “sciurizzando” e quindi ho deciso che, in fondo, andava bene così.

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Per alleggerire un pochino il tutto ho scelto tovaglioli a contrasto,  sottopiatti e piattini per il pane in vetro, tumbler trasparenti e, per accentuare ancora di più l’effetto Old England, posate in acciaio dal manico color madreperla, semplici ma luminose.

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Per la decorazione, ispirata dalla vista di un meraviglioso albero stracarico di frutti che verdeggia nel giardino del condominio a fianco, avevo in mente piccole melagrane ornamentali: purtroppo non le ho trovate da nessuna parte, e anche quelle commestibili erano enormi e bruttine. Così ho ripiegato su delle mele rosse, abbinandole a zucchette bianche e foglie rosseggianti per creare un centrotavola semplice e poco ingombrante.

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Solo mele invece per fare da segnaposto e richiamare ulteriormente il tema autunnale della serata.

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Il menù, rigorosamente senza glutine, era ovviamente di sapore autunnale. Abbiamo aperto con un veloce aperitivo in piedi a base di sfogliatine alla pancetta, olive, schegge di parmigiano e salamino di cervo abbinati ad un mix di prosecco, ginger e succo di melagrana. Come primo ho servito il mio amato risotto pepe rosa e scamorza, seguito da un filetto di maiale al profumo di funghi e speck con purè di patate, cipolle di Tropea all’aceto balsamico e insalata fresca a base di valeriana, radicchio, noci e chicchi di melagrana. Per chiudere in bellezza, torta morbida al cioccolato con gelato alla vaniglia spolverizzato con un velo di cannella. Quindi una bella terrina di uva rinfrescante, e niente caffè, perché stranamente non l’ha voluto nessuno: in compenso, abbiamo affidato le ultime chiacchiere ad un bicchierino di liquore alle marasche.

Alla fine della serata, la mia amica mi ha fatto notare che il colore delle pietanze era in tono con i piatti e la tavola. Giuro che non l’ho fatto apposta. Il marito, sghignazzando, ha commentato che sto prendendo proprio una brutta piega. Mi sa che ha ragione…

Decorare. Il ritorno della (vecchia) signora in rosso

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Ricordate il mio ultimo attacco di follia, ovvero l’acquisto di quello stravagante mix composto da tazze da tè senza piattino, teiera, caffettiera e un bizzarro assortimento di piatti da portata in ceramica inglese sui toni del rosso? Ecco, come anticipavo l’altra volta, nell’intento di mettere assieme un servizio da tè completo sono partita a caccia dei piattini mancanti.

Purtroppo la ricerca si è rivelata tutt’altro che semplice. Contattati senza successo i rigattieri che bazzico di solito, alcuni blogger che vendono porcellane inglesi e martoriati invano tutti i conoscenti, ho iniziato a scandagliare il web. E-bay, in particolare, mi ha aperto un mondo.

Ho visto infatti che per qualche misterioso motivo questo particolare servizio di piatti aveva furoreggiato in Germania, dove molti rivenditori ne proponevano pezzi più o meno consistenti, a prezzi che variavano dal folle al più che ragionevole. Così guardane uno, guardane un altro, ne ho individuati tre che per un costo assolutamente accettabile mi hanno consentito di mettere assieme un bellissimo servizio per sei persone, completo di pezzi (vedi le coppette da dessert e le ciotole individuali da insalata) che, sinceramente, se non mi fossero stati offerti in blocco mai mi sarei sognata di acquistare.

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Il mio pezzo preferito è la legumiera con coperchio, una vera chicca che fa tantissimo vecchia Inghilterra.

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Per inciso, in uno dei pacchi ho trovato anche una sorpresa, cioè due grandi piatti ovali non elencati nell’annuncio: così, con quello che già avevo, me ne ritrovo addirittura tre!

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Insomma alla fine ho messo assieme un servizio davvero super completo, che ho già sfoggiato in una cena a tema autunnale. In settimana vi posto le foto della tavola e vi racconto il menù.

Intanto, però, le tazze da tè restano senza piattino: la ricerca continua…

Sapori. Torta morbida al cioccolato. Senza glutine

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Ecco una di quelle torte di casa che si fanno da così tanti anni da non ricordare nemmeno più da dove (o da chi) derivi la ricetta. Secondo mia suocera, è una parente stretta della Tenerina ferrarese: può essere, non lo so, perché per noi in famiglia è semplicemente la “torta morbida al cioccolato”.

E’ un dolce che definire peccaminoso è dire poco, vista la quantità di zuccheri e grassi che contiene. Non lo definirei il perfetto esempio dell’alimento salutista, ma è certamente molto goloso e per questo da somministrare con cautela anche perché, ve lo posso assicurare, genera dipendenza!

La versione originale prevede l’utilizzo di normale farina 00, ma si può serenamente preparare anche senza glutine, semplicemente sostituendo la farina con fecola di patate. Non contiene lievito ma, ahimè, è stracolma di burro: se qualcuno vuole sperimentarne una versione con la margarina (unico sostituto che credo possibile, vista la necessità di creare un impasto consistente) e poi condividere il risultato, è come sempre il benvenuto.

Ingredienti: 320 gr di cioccolato fondente*, 160 gr di burro, 160 gr di zucchero (io ne uso 130 e vi assicuro che sono più che sufficienti), 40 gr di fecola di patate*, 5 uova intere, farina di riso* per la teglia.

*Questo ingrediente è a rischio per chi soffre di celiachia. Verificate che porti il marchio della spiga barrata o la dicitura “senza glutine” sulla confezione, ovvero che compaia sul Prontuario AIC.

Sciogliere a bagnomaria il cioccolato con il burro e lo zucchero. Mettere il composto in una terrina e batterlo con la frusta elettrico finché non sarà freddo, gonfio e spumoso (ci vorranno circa 10 minuti). Aggiungere uno alla volta i tuorli, amalgamandoli con cura, e infine incorporare la fecola. Montare i bianchi a neve molto ferma e aggiungerli delicatamente al composto con movimenti dal basso verso l’alto, per non smontarli.

Comporre il tutto in una tortiera da 28 cm di diametro imburrata e spolverizzata con poca farina di riso; se possibile, utilizzare un contenitore che possa poi andare in tavola perché è una torta molto delicata e, come vedete anche dalla foto, è facilissimo che nel trasferirla sul piatto da portata la superficie si sbricioli.

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Infornare in forno già caldo a 175° per 35/40 minuti: in superficie risulterà croccante come una meringa, ma l’interno dovrà rimanere umido.

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Servirla fredda cosparsa di zucchero a velo e accompagnata a piacere con panna montata, zabaione o gelato alla vaniglia (ovviamente gluten free).

Recensioni. Ilaria, o di una cucina buona come il pane (senza glutine)

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Credo sia evidente che il momento più brutto nella vita di un genitore sia quello in cui un medico ti guarda e ti dice che no, il tuo bambino non ha un malanno banale, ma qualcosa di molto più serio che lo accompagnerà e lo condizionerà per tutto il resto della sua vita. A quel punto le parole davvero diventano pietre, e reagire in modo forte e positivo non è per nulla facile.

So bene cosa si prova in quei momenti, e per questo ho letto con particolare commozione le pagine introduttive di Uno chef per Gaia, di Ilaria Bertinelli, che non è solo un libro di cucina ma molto, molto di più. Ilaria è una mamma, e Gaia la sua bambina, che di colpo, in un giorno come tanti altri, si è sentita dire che i piccoli disturbi che accusava da alcuni giorni erano in realtà la spia di una malattia molto seria, il diabete di tipo 1. Come se non bastasse al diabete si era associata anche la celiachia: sono entrambe malattie di origine autoimmune, e spesso dove c’è l’una con il tempo si manifesta anche l’altra.

Qualunque genitore sarebbe stato messo a terra da una simile notizia, ma non Ilaria. Non volendosi arrendere alla prospettiva, per la sua bambina, di una vita non solo segnata da un continuo ricorso a iniezioni di insulina, ma anche privata di gran parte di quelle cose buone che Gaia e la sua famiglia erano abituate a portare in tavola, si è rimboccata le maniche: ha frequentato corsi di cucina senza glutine e sperimentato in casa, con pazienza e costanza, varianti gluten free delle ricette di casa.

Ilaria racconta questa storia nelle prime pagine del suo libro, intense e commoventi: ve ne consiglio la lettura anche se avete la fortuna di non conoscere né il diabete né la celiachia, perché sono davvero ben scritte. Ancora di più vi consiglio la lettura delle ricette, moltissime, in gran parte di tradizione emiliana ma non solo. Corredate da foto casalinghe e che per questo non possono mentire, sono semplici ma per nulla banali, adatte ai bambini e agli adulti: e se qualcuno avesse ancora dei dubbi, credo basti sapere che la prefazione del libro è a firma niente meno che dello chef Massimo Bottura.

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Devo dire di aver apprezzato in modo particolare questo libro perché era quello di cui avevo bisogno: perdonate la franchezza, ma è molto facile proporre una cucina senza glutine solo a base di creme di verdura, bistecche e frutta. Ben più difficile è trovare (e per chi si ritrova celiaco con abitudini alimentari ben consolidate, almeno all’inizio ci vuole) il modo di traghettare al senza glutine piatti e sapori di tradizione, cui non siamo ancora pronti a rinunciare: ecco, il libro di Ilaria fa esattamente questo. Per la cronaca, per ogni piatto c’è anche il contenuto in carboidrati: aiuto indispensabile per chi soffre di diabete 1, che deve sapere esattamente cosa mangerà per dosare correttamente l’insulina, ma strumento molto prezioso anche per chi vuole solo nutrirsi in modo consapevole.

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Ultima info: i proventi delle vendite sono devoluti all’AGD, associazione che riunisce le famiglie dei bambini affetti da diabete di tipo 1. Insomma, in un colpo solo si può fare una buona azione e portarsi a casa un bel libro, utile anche per chi non soffre di celiachia: in primis perché ogni ricetta riporta comunque la variante con il glutine, ma anche perché offre un ottimo aiuto per ricevere bene e con gusto un eventuale ospite celiaco, senza andare nel panico o, appunto, accontentarsi di portare in tavola bistecca e macedonia.

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