Sapori. Ananas alla brasiliana

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Pineapple by jubenicaSe siete tra i fortunati che passeranno il fine settimana nella metà d’Italia che sarà baciata dal caldo e dal bel tempo (la sottoscritta, ovviamente, non lo è) e avete in programma una bella grigliata, vi propongo oggi una ricetta facile e veloce che sa di sole e d’estate. La chiameremo ananas alla brasiliana, è perfetta per concludere un bel barbecue ma si può realizzare anche sul fornello di casa con l’aiuto di una semplice bistecchiera.

Ve ne propongo una versione adatta ad un consumo familiare: sappiate che ne esiste anche una dedicata ad un pubblico adulto, non perché sia scostumata ma semplicemente perché l’ananas va macerato una mezz’ora nel rhum prima di essere cotto.

Ingredienti: ananas fresco, zucchero di canna, cannella in polvere

Sbucciare accuratamente l’ananas togliendo tutti gli “occhi”. Se lo si cuocerà al barbecue e si dispone del girarrosto lasciarlo intero, altrimenti togliere il torsolo e tagliarlo a fette spesse circa due centimetri. Cospargerlo di zucchero di canna e farlo cuocere sulla griglia o sulla piastra, girandolo più volte finché non avrà assunto un colore dorato. Servirlo caldo, a fette, cosparso di cannella in polvere.

Non sparate sul piazzista, o del “non ricevere” cortese

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Do not disturb by Pascal79Una nostra amica mi scrive lamentando il suo disappunto per l’esercito di scocciatori che sempre più spesso irrompe nelle nostre vite, di persona o via cavo, per proporre opportunità commerciali di cui faremmo tranquillamente a meno. Carissima, quanto hai ragione! Basta rimanere a casa un paio di giorni per rendersi conto che,  in barba alla legge sulla privacy e al registro delle opposizioni, è tutta una processione di piazzisti. Come se non bastasse, questi molesti venditori chiamano o addirittura si presentano nei momenti meno opportuni: a pranzo, a cena, addirittura dopo le dieci di sera, orario in cui – secondo me – non si dovrebbe telefonare nemmeno alla mamma.

Cominciamo col chiarire i nostri diritti: se non hanno una nostra precisa liberatoria, queste persone non sono assolutamente autorizzate a contattarci, e questo ci autorizza senz’altro ad affrontare con sicurezza lo scocciatore di turno e rimetterlo al suo posto. Tuttavia, poiché il più delle volte si tratta di qualcuno che cerca semplicemente di sbarcare il lunario, e non fa che applicare le strategie commerciali imposte dall’azienda per cui lavora, non c’è motivo di essere scortesi. Ci sono infatti molti modi per liberarsene con garbo.

Il tono di voce, innanzi tutto, deve restare sempre basso ed educato. Mai urlare o, peggio, mandare a quel paese il seccatore, per quanto indisponente possa essere (e molti lo sono davvero). Piuttosto, blocchiamo la conversazione sul nascere chiedendo dove hanno preso il nostro numero, e dicendo chiaro e tondo che non ci risulta di averli autorizzato a trattare i nostri dati, e anche l’avessimo fatto, ora chiediamo di essere cancellati immediatamente dai loro elenchi e di essere contattati ulteriormente. Tanti saluti, e finita lì.

Capiterà che molti faranno finta di non sentire, e dopo pochi giorni richiameranno. A quel punto potremo essere ancora più decisi e, se pur  sempre con tono cortese, minacciare di tutelarci nelle sedi competenti nel caso in cui le telefonate dovessero continuare: di fronte ad fronte ad un atteggiamento così fermo e consapevole difficilmente richiameranno.

E se il seccatore si presenta di persona? I casi sono due: limitarsi a riattaccare il citofono o chiudere la porta in faccia (ma non è molto carino), oppure rispondere cortesemente qualcosa come “Guardi, non voglio farle perdere inutilmente tempo: non sono interessato, grazie e arrivederci”. Nel caso poi in cui gli orari fossero particolarmente inopportuni, valutiamo di fare una telefonata di protesta alla ditta che ha sguinzagliato il piazzista. Sapere che le loro strategie commerciali non solo non funzionano, ma sono controproducenti dovrebbe convincerli a dare una bella sterzata: di sicuro è più efficace di un’urlata al (parzialmente) incolpevole venditore.

In ogni caso, è fondamentale  – ovviamente – non far entrare mai, per nessun motivo, in casa queste persone: potrebbero anche  essere  malintenzionati che si spacciano per venditori. Perciò, se qualcosa nel loro atteggiamento ci insospettisce, una segnalazione telefonica alle forze dell’ordine è assolutamente d’obbligo, soprattutto se sappiamo che in zona abitano persone anziane: come noto, sono proprio i più deboli le vittime preferite da certi truffatori.

Dialoghi tra una signora di città e un gentiluomo di campagna. 4. Archetipi culinari, o del barbecue

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Writing by Mattox

Blasé: Mia cara amica, interessanti i tuoi post sul picnic, ma non di solo picnic vive l’uomo. Anzi – senza offesa – direi che di picnic vive prevalentemente la donna. L’uomo ama altro, come la rude franchezza di un bel barbecue: niente fronzoli, solo legna, fuoco e carne (al limite qualche bruschetta).

Donna Bianca: Leggevo giusto nei giorni giorni sul blog di una nostra amica: “Cosa mai avrà di così virile la carne alla brace per esigere solo sacerdoti di sesso maschile?”. Vorrei saperlo anch’io, se pure la cosa non mi dispiace affatto: lo trovo il modo di cucinare più faticoso e ingrato in assoluto, e lo cedo volentieri ad altri…

B: Ne parliamo adesso?

DB: E’ il momento perfetto. I figli stanno facendo i compiti e io me sto compostamente seduta con in grembo una tazza di tè. Vai, pendo dalle tue labbra…

B: Beh, innanzi tutto spero che si sia colto quel minimo di ironia: parafrasando Mark Twain, il piacere di allestire un barbecue sta anche nel fatto che sicuramente, nel giro di pochi minuti, ci sarà un valente invitato che non si sottrarrà al piacere di prendere in mano la situazione.

DB: Vero. Ma non dirmi che è galanteria: ci godete proprio, e guai a mettersi in mezzo.

B: Diciamo che è un’attrattiva che si può appunto sfruttare… Una giornata molto informale, in cui ci si può permettere di non lesinare con il numero dei commensali, che non comporta una grande preparazione e, appunto, permette di coinvolgere, senza alcuna remora, gli stessi invitati. Salvo naturalmente non si tratti di cuocere tagli che richiedono una competenza specifica, come ad esempio una fiorentina (di chianina, ovviamente).

DB: Ma perché anche il maschio più refrattario alla cucina non resiste al richiamo del barbecue?

B: Immagino sia per un atavico richiamo alla grotta, quando nel Paleolitico superiore eravamo cacciatori. Carne e fuoco (e alcool: qui cediamo al Neolitico…)

DB: Un sacco di cose richiamerebbero al Paleolitico superiore: per esempio procurare il cibo (leggi: fare la spesa). Quelle però non le fate neanche morti…

B: Non cascherò nella tua trappola riducendo un tema così affascinante a un groviglio di luoghi comuni. E’ l’eterno fascino del fuoco come primo strumento: al braciere gli umani si radunano indistintamente, tutti.

DB: Il fascino del fuoco è innegabile, fosse anche solo la luce di una candela. Ma di fatto mi stai dicendo che in ogni uomo alberga un rude cavernicolo che aspetta l’occasione socialmente accettabile per venire fuori? Il barbecue quindi sarebbe solo un rivelatore della nostra più antica natura…

B: Beh, non esageriamo… Apprezziamo la carne alla brace per le particolari trasformazioni a cui sono soggette le sue proteine a contatto con il fuoco.

DB: Ma figuriamoci: se fosse solo una questione di gusto, la lascereste cuocere alle donne, come tutto il resto. E’ proprio che risveglia il vostro neanderthal interiore. Guarda, te lo dimostro: come preferisci mangiare la carne alla brace? Puoi scegliere tra una tovaglia in lino ecrù con piatti country in porcellana, e una tavola in nudo legno con piatti in terraglia…

B: La domanda è costruita per ottenere una ovvia risposta, la seconda, in base alla congruenza tra materia e contesto. Però si può organizzare benissimo anche con la prima opzione, certo adeguando il tutto. In questo caso direi che sarebbe bene avere qualche persona di servizio specificatamente dedicata al camino.

DB: Genere cavernicolo upper class?

B: Farò finta di non aver sentito. Insomma: se è un informale incontro tra molti amici opterei senz’altro per la rude tavola e il coinvolgimento degli ospiti. Se invece volessi organizzare un raffinato incontro all’aperto centrato su cibi cotti alla brace mi parrebbe d’obbligo organizzare un servizio ad hoc. Questo proprio per la natura della cottura al fuoco, che non può essere anticipata.

DB: Sono stata ad un barbecue del genere l’estate scorsa: molto piacevole, però preferisco il marito che gioca al fuochista, felice ma impresentabile, e una tavolata di amici altrettanto felici ma impresentabili, con le signore pacificamente sedute a chiacchierare e a osservare stupite questo antico rito tutto al maschile. In fondo è quello il bello del barbecue, no?

 

Sapori. Pasta agli asparagi e menta

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Ecco un modo facile, veloce e fresco per utilizzare questa verdura, che personalmente amo moltissimo e che purtroppo – come tutti i frutti della primavera, e a pensarci bene come la primavera stessa – se ne va in un lampo.

Ingredienti: pasta di semola, asparagi verdi, scalogno o cipolla, olio extra vergine di oliva, sale, pepe nero, foglie di menta, parmigiano grattugiato.

Lessare gli asparagi in acqua salata e scolarli, quindi tagliarli a tocchetti tenendo da parte le punte e poca acqua di cottura. Mettere a cuocere la pasta. Affettare sottilmente un po’ di scalogno o cipolla (lo scalogno si sposa meglio, ma se non lo abbiamo la cipolla andrà bene lo stesso), metterlo in una padella con poco olio e farlo appassire. Aggiungere gli asparagi a tocchetti e farli insaporire per qualche minuto, quindi regolare di sale e di pepe. Frullare il tutto con qualche foglia di menta, aggiungendo – se serve – poca acqua di cottura degli asparagi. Condire la pasta con la crema ottenuta e le punte tenute da parte, completare con un filo d’olio e una spolverata di parmigiano. Decorare con qualche ciuffetto di menta e servire.

“Ho visto cose che voi umani…”, ovvero inviti & gaffes

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Abbiamo già parlato qui e qui di come sia frequente che un invitato, nella pur lodevole intenzione di comportarsi educatamente, per  non presentarsi a mani vuote (cosa che peraltro in molte occasioni si può benissimo fare) incappi in scelte che ottengono esattamente l’effetto opposto.

Il caso tipico è quello di portare ad una cena una pietanza o un vino non concordati con i padroni di casa e aspettarsi che siano messi in tavola, ma sono comunque molte le occasioni in cui il pensiero gentile rischia di trasformarsi in gaffe. E del resto, la propensione agli scivoloni di stile investe spesso e volentieri anche i padroni di casa: insomma, è un argomento decisamente bipartisan.

A questo proposito, ho pensato di raccogliere una piccola scelta di episodi che mi sono sembrati particolarmente divertenti, alcuni capitati a me personalmente, altri raccolti da fonti assolutamente attendibili. Li propongo in primo luogo per sdrammatizzare (una risata seppellirà persino le gaffes più disastrose), ma anche per ricordare che comunque certe cose, oggettivamente, è meglio non farle.

A un tè pomeridiano di inizio ottobre, un ospite si presenta con un panettone evidentemente retaggio dell’anno precedente, avendo peraltro cura di precisare che “non è scaduto”. Commento integrativo della moglie “sai, mio marito è un professionista, ogni Natale i clienti gli regalano un mare di roba, e noi mica possiamo mangiarci tutto”. Amico mio, mia pattumiera.

Cena genere “ognuno porta qualcosa”. Una signora arriva con una torta alla quale manca una fetta. “Scusate – spiega –  l’avevo lasciata sulla tavola e mio figlio, non sapendo che era per stasera, ci ha fatto merenda”. Di sicuro non è avvelenata.

A una cena dove la padrona di casa è un’ esperta del settore ristorazione, un’ospite si presenta con una confezione di lasagne surgelate industriali, di quelle proprio da mensa, curandosi anche di precisare (farà la differenza?) l’ingrosso dove le ha acquistate. Se portare un dolce non sta bene…

A un pranzo d’ufficio partecipa un collega notoriamente appartenente ad una religione che non ammette il consumo di carne suina. Il capo, artefice dell’evento: “e come piatto unico, una specialità: stinco di maiale!”. Losing (your) religion.

Una signora, invitata per la prima volta a cena da conoscenti, invia anticipatamente un mazzo di fiori alla padrona di casa con il biglietto “Ringraziando per il cortese invito”. Alla sera, presentandosi, scopre che non la aspettavano più, avendo interpretato i fiori come un gesto di scuse per non poter partecipare. Galateo, chi era costui?

Come sempre, se avete qualche aneddoto divertente da aggiungere alla collezione, dall’uno e dall’altro fronte, lo spazio dei commenti è aperto.

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