Settembre. Di luci, colori, sapori, profumi e buoni propositi

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©acasadibianca

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La cosa che più ho apprezzato di questa estate tutta a rovescio è stata il coincidere della fine delle vacanze (se così possiamo chiamarle: diciamo, dei giorni che non sono andata in ufficio) con la fine di agosto.

Riprendere la normale quotidianità senza avere ancora davanti settimane d’estate e proprio mentre inizia uno dei mesi che più amo rende forse un po’ meno difficile il rientro. O almeno, lo spero: lo vedremo nei prossimi giorni…

Il fatto è che io amo settembre, credo di averlo già scritto tante volte, e il suo arrivo mi riempie sempre di una gioia lieve e dolce, quasi suggerita. Amo la luce che pian piano diventa più dorata, le giornate che poco a poco si rinfrescano, l’aria che si fa più frizzante. Amo i colori dei fiori che virano verso i lilla e i viola di astri, erica e ciclamini, e li riporto con gioia anche nel mio guardaroba, che pian piano si spoglia dei toni accesi dell’estate. Amo il ritorno a sapori più intensi, cotture più lente, tavole più strutturate. Amo i profumi che sanno di terra e di bosco, di spezie e di frutta matura.

Detesto, in compenso, i buoni propositi che sembrano essere d’obbligo in questo momento dell’anno: andrò in palestra/piscina, mi iscriverò ad un corso di lingua/cucina/ricamo/guida spericolata/omeopatia per canarini.

Sarà anche vero che è settembre il vero capodanno, ma perché rovinarcelo imponendoci impegni che, lo sappiamo tutti, al 90% non solo non riusciremo ad onorare ma che ci diverranno anche ben presto odiosi?

Ecco pertanto il mio impegno ufficiale per il prossimo autunno: “Giuro solennemente di non avere buoni propositi”.  Cercherò, una volta tanto, di prendere la vita come viene, con i suoi alti (se mai se ne rivedessero) e i suoi bassi (parecchi, ultimamente). Non so voi, ma credo sinceramente che in certi momenti il modo migliore per affrontare le cose con serenità sia, semplicemente, lasciare che accadano. Fatalismo? Follia? Forse tutte e due le cose. Ma per me, quest’anno, settembre inizia così.

Sapori. Quiche ai funghi porcini

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Tra le “belle” sorprese di questa strana estate, una delle più inaspettate è stata scoprire di non poter più, assolutamente, mangiare funghi porcini. Devo ammettere che qualche avvisaglia c’era già stata qualche anno fa, ma poi era rientrato tutto e non ci avevo più pensato. Ora invece i sintomi sono tornati e sono indiscutibili: spero si tratti ancora di un fenomeno transitorio, ma quel che è certo è che per un bel po’ dovrò girare al largo da questi funghi deliziosi.

Niente male come novità, se si pensa che abbiamo avuto uno dei mesi di agosto più ricchi di funghi degli ultimi anni, per quantità, qualità e dimensioni: la foto è orrenda, presa al volo nel bosco con il cellulare, ma questo è in assoluto il porcino più grande che io abbia mai trovato, e il bello è che era in analoga e numerosa compagnia. Sigh.

Comunque, per tutti quelli che li amano e non hanno problemi nel mangiarli, ecco al volo una ricetta facile facile per trasformarli in una gustosa quiche da servire come antipasto, ovvero per un buffet di fine estate oppure – perché no – per un rapido pasto in ufficio.

Per una volta posterò la versione glutinata, per il semplice fatto che il celiaco di famiglia ama tutti i funghi tranne i porcini e non c’è pericolo di indurlo in tentazione. Ovviamente volendola preparare senza glutine sarà sufficiente sostituire pasta e pan grattato con gli analoghi ingredienti consentiti.

Dimenticavo. Lo so, in teoria la quiche si farebbe con la pasta brisé, ma se non abbiamo il tempo (o la voglia) di prepararla possiamo tranquillamente usare la sfoglia. I porcini non se la prenderanno.

Ingredienti: una base di pasta sfoglia pronta rotonda, 300 gr di funghi porcini freschi, uno spicchio d’aglio, olio extra vergine di oliva, due uova, 125 ml di panna fresca, due cucchiai di pane grattugiato, parmigiano reggiano, prezzemolo fresco, sale e pepe da macinare al momento.

Accendere il forno a 180°.

Tagliare a fette i porcini. Mettere a scaldare un paio di cucchiai d’olio in una padella con uno spicchio d’aglio, appena questo inizia a prendere colore aggiungere i funghi e farli cuocere per 10 minuti circa. Regolare di sale e pepe, cospargere con poco prezzemolo tritato e lasciare intiepidire.

Sbattere in una terrina le uova con la panna e un paio di cucchiai di parmigiano grattugiato, quindi regolare di sale e pepe.

Stendere la pasta sfoglia in una tortiera foderata con carta da forno, bucherellare il fondo con una forchetta e ricoprire con il pane grattugiato. Distribuire uniformemente i funghi e coprire con la crema di uova, panna e formaggio. Completare a piacere con qualche scaglia sottile di parmigiano, mettere in forno e far cuocere per circa 30-35 minuti.

Servire calda o tiepida.

Brocante folies!, la guida. 5. Storia di una (anzi, di sei) città

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Breve, brevissima digressione prima di tornare a parlare di potteries in senso proprio. Oggi infatti racconteremo la storia del più importante centro produttivo inglese di transferware e non solo, la cittadina di Stoke-on-Trent, nello Staffordshire. Potrà sembrare un intermezzo inutile e noioso, ma non lo è: lo vedremo quando parleremo di come leggere la marcatura di un oggetto.

Ufficialmente Stoke-on-Trent nasce il 31 marzo 1910, quando vengono accorpati sotto questo nome i comuni di Hanley, Burslem, Longton e Stoke-upon-Trent, nonché i distretti di Tunstall e Fenton.

Si trattava di sei centri ben distinti, che tuttavia lo sviluppo urbano e industriale aveva finito per rendere contigui, tanto da renderli collettivamente noti semplicemente come “The Potteries”.

La loro storia prende le mosse già nel XVII secolo, quando la comunità di vasai che lavorava intorno a Burslem – celebre già dal tardo medioevo per i suoi basi da burro cilindrici – iniziò ad utilizzare il carbone (di cui la zona era molto ricca) come combustibile per i forni, cosa che costituì un notevole vantaggio rispetto agli altri laboratori rurali, che ancora dipendevano dalle forniture di legname. Per questo motivo già alla metà del Settecento l’intera zona era diventata un centro di produzione di primo piano, probabilmente il più grande dell’intera Gran Bretagna. La crescita del settore venne ulteriormente favorita dall’apertura, nel 1777, del Trent and Mersey Canal, che fornì uno sbocco verso i porti di Hull e di Liverpool, rendendo molto più agevole da un lato l’arrivo delle materie prime e dall’altro l’esportazione della merce finita.

Al principio dell’Ottocento i villaggi delle Potteries erano tanto cresciuti da avere ormai la dimensione di piccole città, in particolare Burslem. L’idea di accorparli in un’unica unità amministrativa fu ventilata già nel 1817, ma prese veramente corpo solo nel 1857, quando Hanley e Shelton furono uniti a formare il comune di Hanley. Nel 1865 anche Longton e Long End diventarono il comune di Longton, e nel 1874 i villaggi di Stoke, Penkhull e Boothen si riunirono sotto il nome di Stoke-upon-Trent (generalmente noto come Stoke). Altri due centri, Fenton e Tunstall, guadagnarono lo status di distretto urbano nel 1890.

Queste cittadine conservavano tuttavia una spiccata individualità, un proprio dialetto, una propria struttura urbana, e non mancavano le reciproche rivalità, motivo per cui accettarono a malincuore di fondersi tra loro. Anche la scelta di Stoke-upon-Trent come centro amministrativo principale fu criticata, dato che Hanley e Burslem avevano avuto un ruolo molto più importante nella storia del distretto. La decisione, tuttavia, era stata presa, e non ci fu nulla da fare se non accettarla.

Per finire, una piccola curiosità di carattere urbanistico. Caratteristica dello “sky line” delle Potteries erano i grandi forni in mattoni a forma di bottiglia che ne punteggiavano l’abitato. Si calcola che nel periodo di massima produttività del distretto la zona contasse circa 4.000 forni a bottiglia, metà dei quali era ancora in piedi a metà Novecento. Nel 1956 però il Governo emanò il Clean Air Act che mise fine all’epoca dei forni a carbone, e la quasi totalità di queste strutture venne demolita. Oggi ne residuano una quarantina, in gran parte considerate edifici storici.

 

Ferragosto, blog mio non ti conosco (o quasi)

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E finalmente sono arrivate le vacanze, quelle vere e (si spera) riposanti. In realtà non so quanto lo saranno, perché qui aggiustato un nonno se ne guasta un altro e di pace familiare ce n’è davvero poca. Speriamo.

Comunque vada, la certezza è che il pc resterà a casa e la connessione internet sarà a dir poco traballante. Evasa con una settimana rubata a fine luglio la pratica “mare”, ci barcameneremo tra la casa in collina e un po’ di montagna: insomma saranno vacanze abbastanza anomale, ma francamente… mi basta che siano vacanze!

Tutto questo per dire che per la prossima settimana non mi sarà possibile aggiornare il blog. Anche se sono pienamente consapevole del fatto che la vita può andare avanti anche in assenza delle sciocchezze postate dalla sottoscritta, prometto di tornare in pista subito dopo con una nuova puntata delle nostre Brocante folies!, se non altro perché la scritta “chiuso per ferie” che ingiallisce sulla porta mi ha sempre messo tristezza.

In compenso, connessione permettendo e trovando qualche soggetto interessante, vedrò di mantenermi un po’ più attiva sui social, che ultimamente languono abbastanza. Promesso, ci proverò. Per adesso, buone vacanze!

Sapori. Tiramisù ai frutti di bosco, senza glutine (ma anche con)

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Mi sono resa conto che non posto una ricetta da secoli. Faccio ammenda proponendo questo dolce estivo, facilissimo e veloce da fare, gustoso, leggero e – ovviamente – da preparare senza forno!

La ricetta originale viene da Sale&Pepe, e la trovate qui. L’ho leggermente rielaborata utilizzando ricotta e yoghurt normali e, soprattutto, lamponi e frutti di bosco misti al posto delle fragole, che dalle mie parti non si trovano più. Ho rivisto anche i dosaggi della frutta, che a mio avviso era troppo poca, e ovviamente utilizzato ingredienti gluten free. Nulla vieta però di utilizzare quelli normali: i dosaggi non cambiano.

Dimenticavo: niente foto, purtroppo. Come sapere non cucino per fotografare ma per mangiare, e anche se in questo caso ci ho provato, tempo di girarmi a cercare il cellulare e le cavallette di cui si compone la mia famiglia avevano già provveduto a lanciarsi sul dolce. Ciò che è rimasto dopo il loro passaggio, purtroppo, non era un bello spettacolo, e quindi ho evitato di immortalarlo. Posso però garantire che era molto buono!

Ingredienti (per quattro persone): 500 gr di ricotta di mucca, 300 gr di yoghurt bianco greco, 80 gr di zucchero a velo* più un po’, 300 gr di lamponi freschi, un limone non trattato, 200 gr di frutti di bosco misti, 200 gr di savoiardi senza glutine*.

*Questi ingredienti sono a rischio per chi soffre di celiachia. Verificare che riportino sulla confezione il simbolo della spiga barrata, la dicitura “senza glutine” o che siano presenti nel prontuario AIC.

Mescolare in una terrina la ricotta, lo yoghurt, la scorza di limone grattugiata finemente) solo la parte gialla, o la crema risulterà amara) e gli 80 grammi di zucchero a velo. Tenere al fresco.

Frullare i lamponi passando poi la purea in un colino per eliminare i semini. Se si desidera, aggiustare di zucchero.

Imbibere ben bene i savoiardi nella purea di lamponi e comporne uno strato in una pirofila o in quattro coppette individuali.  Ricoprire con altra purea di lamponi, uno strato di crema di ricotta, aggiungere un altro strato di savoiardi e di purea di lamponi. Completare con la crema di ricotta e mettere in frigo per almeno un paio d’ore. Al momento di servire decorare con i frutti di bosco misti cosparsi, a piacere, di poco zucchero a velo.

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