Strane creature. Corsi e ricorsi a tavola

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Poggia coltelli anni Trenta dal web

Poggia coltelli anni Trenta
(dal web)

Ci sono oggetti che sono stati per molto tempo di uso comune, se pur magari riservati alle occasioni di festa, che sono oggi considerati bizzarri, quando addirittura non hanno perso o completamente modificato il loro ruolo originario. Ce ne sono altri che erano in principio riservati a poche situazioni, e sono ora diventati di uso quasi quotidiano. Mi sembra quindi interessante proporne una piccola carrellata – in rigoroso ordine alfabetico, per non fare torto a nessuno – ricordando il motivo del loro uso (o disuso) abbinato ad un pizzico di ripasso del galateo, che non fa mai male. Non parleremo, sia chiaro, di oggetti eccessivamente particolari come le forchettine da lumaca o le pinze da aragosta, ma di oggetti semplici che tutti, una volta o l’altra, abbiamo visto o messo in tavola. Per le cose veramente insolite ci saranno, forse, altre occasioni.

Centrotavola. Elemento decorativo che, come dice il nome, arricchisce il cuore della tavola. Una volta era prevalentemente un oggetto in argento o in porcellana, spesso dalla forma complessa e ridondante, arricchito da decorazioni floreali o trionfi di frutta. Relegato a lungo alle tavole formali, oggi è relativamente comune anche nel quotidiano, se pur sotto forma molto semplificata: una leggera composizione floreale, un oggetto decorativo e persino una forma di pane dalla foggia particolare, secondo lo stile dell’apparecchiatura e il tono del convivio. Qualunque sia il suo stile, va sempre ricordato che: non deve eccedere in altezza per non disturbare la visuale dei commensali; non deve avere un odore intenso; non deve ingombrare eccessivamente perché – non mi stancherò mai di ripeterlo – la tavola deve essere bella ma soprattutto confortevole. Vietatissimo toglierlo durante il pranzo/cena: piuttosto non lo si mette affatto.

Lega tovaglioli. Nato per la tavola di famiglia allo scopo puramente igienico di identificare il tovagliolo di ciascun componente, oggi che il tovagliolo di stoffa è raramente usato nel quotidiano è considerato soprattutto un oggetto decorativo, praticamente una variante del segnaposto. A differenza della versione classica di quest’ultimo, che va lasciato in tavola per tutta la durata del convivio, normalmente si toglie al momento di accomodarsi, una volta che il tovagliolo passa dalla tavola alle ginocchia del commensale. Consigliato soprattutto sulle tavole di misura ridotta, dove ogni centimetro guadagnato è prezioso.

Poggia coltello. Da non confondere con il poggia bacchette della tavola orientale (che ha un galateo completamente diverso dal nostro) è piccolo oggetto di metallo, ceramica o porcellana che serve per evitare di poggiare il coltello sporco sulla tovaglia. In teoria è completamente inutile, dato che la posata non pulita dovrebbe stare in mano o sul piatto se in uso, e nel piatto prima e quindi nel lavello a uso terminato, e non certo sulla tovaglia; in pratica, ritorna utile per le cene a più portate che tra un corso e l’altro prevedono – per vari motivi – il cambio del piatto ma non della posateria. Presentato da alcuni come tocco di raffinata eleganza, a mio parere francamente non lo è: bisogna però ammettere che, se di fattura curata e originale, può dare un bel tocco decorativo alla tavola.

Porta stuzzicadenti. Lo sviluppo delle cure dentarie ha reso questo accessorio – un tempo onnipresente sulle tavole di famiglia, e anche di molti ristoranti – praticamente inutile, al punto che oggi è considerato maleducato metterlo in tavola, e più ancora farne pubblicamente uso. Alcuni ristoratori hanno risolto spostando questo accessorio e il suo contenuto nei bagni, il che mi sembra decisamente una buona idea anche quando riceviamo a casa, se sappiamo di avere dei commensali che, per varie ragioni, potrebbero averne bisogno.

Posate da frutta. Destinate al solo consumo della frutta (i dolci da pasto non si dovrebbero consumare con l’aiuto del coltello), un tempo erano presenti su tutte le tavole. Oggi sono considerate così desuete da non essere nemmeno più comprese nei servizi in vendita: certo, le marche di posateria più prestigiose le producono ancora, ma sono quasi sempre da acquistare a parte. Del resto, a parte il fatto che oggi è poco comune servire la frutta a fine pasto, diciamolo: quanti sarebbero più in grado di mangiare una mela, una pesca o un’arancia con forchetta e coltello? Tuttavia, se si porta in tavola frutta intera, le posate adeguate devono esserci: la mela consumata a morsi va bene su un prato, se temiamo che i nostri commensali non sappiano gestirla diversamente, è meglio servirla già affettata.

Segnaposto. Nato per aiutare l’ospite ad accomodarsi in autonomia al posto che gli è stato assegnato, e in teoria ammesso solo per le tavole con più di otto commensali, dovrebbe consistere in un cartellino autoportante o retto da una piccola e semplice struttura. E’ tuttavia sempre più frequente farne uno degli elementi decorativi di forza della tavola, soprattutto quando lo spazio non consente il posizionamento di un centrotavola. Si può porre sopra il piatto, tra il piattino del pane e i bicchieri, ma anche al centro del piatto: in questo caso, ovviamente, dovrà comunque esserci lo spazio per spostarlo al momento di iniziare a mangiare. Poiché non va tolto per tutta la durata del convivio, attenzione a non renderlo eccessivamente ingombrate.

Sotto bicchieri e sotto bottiglia. Irrinunciabili fino a qualche anno fa, quando la tavola senza tovaglia era inconcepibile e le macchie molto più temibili di oggi, sono attualmente considerate un simpatico oggetto demodé, e sostanzialmente inutile: i più riservano la tovaglia a poche occasioni speciali (molti nemmeno a quelle), e anche in quel caso i moderni detersivi sono in grado di neutralizzare la peggiore delle macchie. Qualcuno li utilizza per proteggere i tavoli di legno dalla condensa di bicchieri e bottiglie, ma resta comunque un uso sporadico. Se ne abbiamo in casa e ci piacciono, possiamo comunque riciclarli come base per piccole composizioni floreali segnaposto, o come versione mignon del piattino per il pane, soprattutto in contesti in cui ogni centimetro si rivela prezioso.

Sottopiatto. Oggetto di forma variabile (per lo più rotondo) dal diametro minimo di 28 cm che segna, appunto, il posto tavola. Rimane fisso dall’inizio alla fine del pasto, e viene sparecchiato solo al momento del caffè, quando servito a tavola. Può essere di stoffa, ceramica o porcellana, argento, vetro: in ogni caso, poiché il suo scopo è di dare un tocco di maggiore eleganza alla tavola, a mio modesto parere è meglio evitarne le versioni esageratamente plasticose. Un tempo riservato alle occasioni più eleganti, è oggi spesso utilizzato per dare un tocco decorativo in più alla tavola quotidiana.

Decorare. La stagione della vendemmia

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©acasadibianca

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In collina c’è una piccola vigna. Una pianta sola, decisamente malconcia, retaggio di qualche tentativo colturale di chissà quante generazioni fa. Il clima non le è particolarmente favorevole, eppure caparbiamente, una stagione dopo l’altra, produce minuscoli grappoli scuri. Non è uva da pasto ma da vino, quindi è immangiabile, eppure veder maturare i suoi stentati grappoletti ha un che di commovente: un bell’esempio della forza della natura, e della sua tenace capacità di sopravvivere anche là dove le condizioni le sono più avverse.

Quest’anno ho avuto un’occasione in più per apprezzarne la presenza. La tavola mensile del solito gruppo Facebook era infatti per il mese di settembre proprio “la tavola della vendemmia”. Dico la verità, sono andata a un passo dal non farla: non che non mi piacesse il tema, anzi, ma non riuscivo assolutamente a farmi venire un’idea che qualche altra componente del gruppo non avesse già realizzato, e anche meglio di come avrei fatto io. Poi ieri siamo andati in collina per un pranzo di famiglia, e  mentre pensavo a come apparecchiare mi sono detta: “perché no?”.

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L’ispirazione è venuta da un recente colpo di fortuna, l’aver recuperato alcuni piatti di inizio Novecento con un delizioso disegno liberty che mi pareva perfetto per l’occasione: certo, sono fiori e non grappoli d’uva, ma colore e stile me li ricordano così tanto che non avrei potuto avere un punto di partenza migliore.

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Ho fotografato una versione “primitiva” della tavola, con soli quattro posti, perché più piatti ci sono più mi è difficile fare inquadrature decenti. E visto che già non sono una gran fotografa, meno mi complico la vita meglio è! Alla fine, comunque, a tavola ci siamo seduti in dieci.

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Niente tovaglia, in omaggio allo stile rustico che prediligo in collina: mi sono resa conto di aver dimenticato i tovaglioli dopo aver messo via la macchina fotografica, e il prossimo arrivo degli ospiti non mi ha consentito di scattare ancora. Sappiate che c’erano, di lino bianco.

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I veri protagonisti sono stati comunque i piatti con il loro elegante decoro, e soprattutto lei, la vigna e i suoi frutti, declinati in un rigoglioso centrotavola.

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Ho intrecciato alcuni tralci, poggiato qui e là alcuni piccoli grappoli (uva da tavola, che infatti alla fine è stata anche mangiata), e punteggiato il tutto con gli ultimi fiori di campo, carotilla bianca e camomilla. Velocissimo e molto semplice da replicare.

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Ancora in omaggio alla stagione del raccolto, su un’alzatina dello stesso servizio hanno preso posto gli ultimi fichi, tardivo regalo del vecchio albero che incornicia la vista sulla valle.

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E’ una delle tavole meno strutturate che io abbia apparecchiato nell’ultimo periodo e chissà, forse mi è piaciuta tanto anche per quello. Ma non temete. Se preferite apparecchiature più complesse, ottobre sarà il mese che fa per voi. Aspettate e vedrete!

 

 

Volersi bene. Accogliere l’autunno

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Settembre è un mese di cambiamenti. Ci accompagna da una stagione all’altra in un modo tutto suo, fatto di pezzi e bocconi, salti in avanti e repentine retromarce. Prediamo la giornata di ieri: è iniziata che sembrava autunno inoltrato ed è finita estiva.

Capriccioso settembre, che per me segni il tempo di fare un primo cambio della credenza e degli armadi, per adattare lo stile della casa e il mio personale all’arrivo dell’autunno.

Per quanto riguarda la tavola, archiviati i piatti azzurri che hanno accompagnato il nostro quotidiano per i mesi estivi, torna in pista il servizio (incredibile ma vero, non inglese ma tedesco) “da mezza stagione”: ha un fondo color burro punteggiato da piccoli fiori e bacche, con un sottile bordo in rosso scuro, caratteristiche che lo rendono particolarmente adatto tanto al primo autunno quanto all’inizio della primavera. Nel quotidiano, si sa, non si fanno troppe cerimonie: ma in ossequio  alla mia ferma convinzione che il primo ospite di una casa debba essere chi la abita, la tavola di tutti i giorni è curata e adeguata al momento dell’anno. Per questo periodo, i tessili restano sui toni neutri, mentre gli accessori decorativi e i tovaglioli (che come ho già detto più volte, per i pasti in famiglia sono quasi sempre di carta) virano decisamente su colori e decori autunnali.

Oltre che della credenza, questo è anche il momento di un primo cambio dell’armadio. Siccome due non mi bastano, di solito ne faccio quattro, uno per stagione. Adesso è il momento di far sparire il bianco ottico e i colori troppo accesi, ridurre l’uso compulsivo delle righe bianche e blu, mettere a riposo scarpe aperte e top scollati e smanicati. In compenso tornano in auge tessuti più consistenti, accessori maggiormente strutturati e colori meno accesi: su tutti, il mio amatissimo verde (in tutte le sue sfumature) e il beige, che fa tanto signora bon ton, ma si ravviva volentieri con un tocco di colore. Idem per il make up: a parte il rosso, irrinunciabile sempre se pure a piccole dosi, spariscono i toni più in sintonia con l’abbronzatura (oltretutto particolarmente scarsa, quest’anno) e ritornano colori più autunnali, che sanno di bacche di rovo, uva e vino nuovo.

Anche i profumi cambiano. In casa non è ancora il tempo degli agrumi, ma i floreali lasciano il posto ad aromi più pungenti, che richiamano l’aria frizzante di inizio autunno. Anche i profumi personali prendono strade diverse: addio alle colonie estive e alle fragranze più fresche e leggere, e ben tornate alle nuances più avvolgenti, speziate o floreali, secondo l’umore della giornata. Non sembra, ma per una meteoropatica come la sottoscritta anche questo è un buon modo per digerire meglio il cambio di stagione!

E’ anche il tempo di un po’ di shopping: niente di che (ho uno stile classico e la stessa taglia da quindici anni, quindi non ho grandi scuse per rifarmi il guardaroba), giusto una rinfrescatina al contenuto dell’armadio. Quest’anno ho voglia di pizzo, gonne lunghe, tessuti morbidi e naturali: un po’ di danni li già fatti in viaggio, quindi ora cercherò di limitarmi a qualche piccolo sfizio. O almeno ci proverò…

E voi, come accoglierete l’autunno? Avete voglia di novità o resterete in territori conosciuti?

 

Decorare. Ultimo tè d’estate

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Secondo le previsioni, la domenica avrebbe dovuto essere piovosa, e dal clima quasi autunnale. Invece, per l’ennesima volta, il meteo ci ha fatto un bello scherzetto e così quello che avrebbe dovuto essere un tè in tono con le prime brume settembrine si è magicamente mutato in una celebrazione della fine dell’estate.

Avevo programmato una tovaglia neutra, le tazze con i girari d’edera, tutto molto semplice e sobrio. Visti però il sole splendente e il cielo terso e azzurrissimo, ho buttato all’aria i miei piani optando per uno scenario decisamente più vivace e pieno di colore.

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Su una tovaglia rosa acceso presa agli ultimi saldi del noto marchio low cost (si fa per dire) spagnolo, ho steso un copritavolo all’uncinetto con intarsi in tessuto ricamato a piccoli fiori colorati, acquistato qualche mese fa in un mercatino di piazza. Gli ho abbinato un servizio di tazze bavaresi vintage che mia nonna avrebbe definito “pettegole” per foggia – un disegno che richiama delicatamente il pizzo – e decoro, un bouquet di fiori colorati su cui campeggia, regina indiscussa, un rosa dai toni accesi. Le ho accompagnate ad altri piatti sempre di manifattura tedesca, questa volta recenti, completamente bianchi ma arricchiti da un decoro a rilievo. Ulteriore tocco di colore, i bicchieri, in vetro trasparente ma abbelliti da una pallina azzurra che pure richiama il decoro delle tazze.

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Mi sono divertita ad abbinare alle tazze i cucchiaini col manico color pastello presi nel corso del nostro viaggio estivo, tutti diversi ma ugualmente in nuance con i colori della tavola.

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Ultimo ma non meno importante, il minuscolo bouquet centrotavola, realizzato grazie agli ultimi doni del balcone di casa: incredibile ma vero, i pochi fiori rimasti si sono rivelati assolutamente perfetti per forma e per colore!

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Arrivederci, estate! Ci mancheranno il tuo sole, i tuoi fiori, le tue giornate piene di luce. Ma non preoccuparti: sapremo goderci l’attesa del tuo ritorno.

Decorare. Una sfida in grigio e rosa

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Uno dei motivi per cui, fino a pochi anni fa, non potevo vedere l’English Transferware era perché – lo sapete – mi faceva terribilmente vecchia signora. E questo nonostante non conoscessi nessuno (e dico nessuno, né in famiglia né tra gli amici) che lo avesse in casa. Eppure, per chissà quale strano pregiudizio, lo associavo a nonne con la cuffietta, vetrinette piene di “buone cose di pessimo gusto”,  brodo di pollo e case buie e polverose.

Come sono cambiate le cose, lo sapete bene. Eppure mi rendo conto che quella mia sensazione è ancora condivisa da molti, e che l’immagine di articolo demodé penalizza molto questo genere decorativo, a mio modesto avviso del tutto immeritatamente. Ecco perché, dopo la tavola bianca e blu di Ferragosto che avete visto qui, oggi vi propongo un mini set che dimostra come sia semplice  (e anche poco impegnativo) rendere questo genere di piatti fresco e attuale.

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Ho scelto come base un colore per me un po’ insolito, il rosa: non un rosa qualunque, ma il rosa quarzo, più caldo e ricercato del tradizionale rosa confetto, e non a caso scelto dalla Pantone come “Colore dell’anno” per il 2016. Per evitare l’effetto bomboniera e modernizzarlo un po’, l’ho abbinato ad un tono molto bello e attuale: il grigio perla. Non so a  voi, ma a me piace molto rischiarare il grigio con un tocco di colore pastello: lo faccio nell’abbigliamento, e mi è venuto naturale replicarlo anche sulla tavola.

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Una tavola fresca e non impegnativa, a cominciare dalla base: una tovaglia di cotone presa in un grande magazzino, che mi è piaciuta molto sia per il punto di colore che per la fantasia, un quadretto sottile con bordo a piccoli pois, che diventa protagonista nei tovaglioli abbinati. Niente sottopiatti, come preferisco su una tavola molto informale. Quanto ai piatti, ho abbinato due diversi servizi, acquistati dalle mie manifatture del cuore: il Delamere Rural di Spode, appunto in grigio chiaro, e l’Asiatic Pheasant di Burleigh, nella sua versione in rosa.

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Il bordo grigio del Delamere contrasta in modo perfetto con la tovaglia, mentre il rosa dell’Asiatic ne riprende il colore. Per accentuare ancora di più l’informalità della tavola, ho scelto posate con manico in plastica a righe panna e grigio, fresche e divertenti. Grigio anche per il bicchiere dell’acqua, un semplicissimo tumbler in vetro, mentre il calice da vino è ovviamente trasparente.

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A metà strada tra l’utile e il dilettevole i piattini da dolce, qui utilizzati per il pane: sono ancora del servizio Spode, ma contrariamente agli altri pezzi, che hanno solo il bordo decorato, hanno un magnifico disegno centrale.

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Ultimo ma non meno importante, il centrotavola. La tavola è stretta e non consente gradi decorazioni, ma un mini vasetto in vetro opalino grigio e tre rose colte sul balcone sono più che sufficienti per dare un piccolo tocco floreale che ingentilisca il tutto.

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Che dite, l’English Transferware vi sembra ancora un genere da vecchia signora con la cuffietta?