Ciao ciao, Febbraio! Di pomeriggi liberi, confidenze e tè per due

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Sabato pomeriggio, finalmente l’ultimo di giorno febbraio: e già questo faceva venire voglia di festeggiare. Aggiungeteci marito e figlio a una festina di compleanno, figlia in giro con le amiche, cane paciosamente acciambellato sul divano dopo una bella passeggiata ai giardini: l’imperdibile prospettiva di un pomeriggio tutto per me. E a se a quel punto un’amica ti telefona proponendoti un incontro, vuoi non invitarla a raggiungerti per un tè? E sapendo che ti racconterà trepidante le meravigliose sensazioni che solo un nuovo amore può dare, cosa fare se non apparecchiare una tavola tutta in rosso?

Sì, rosso, come quello del leggendario servizio da vecchia signora che mi ha fatto perdere la testa per l’English Transferware. Come forse ricorderete, il nucleo originario del servizio, recuperato in un negozietto vintage, era composto da parecchi pezzi a servire e ben undici tazze da tè senza piattino. Ebbene, con certosina pazienza e costanza da segugio, poco alla volta sono riuscita a recuperare (ebay, grazie di esistere!) ben otto piattini: più che sufficienti, visto che comunque il servizio di piatti l’ho trovato da sei. E quindi eccole qui, le mie tazze da tè, pronte per accompagnare chiacchiere, sospiri e confessioni.

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Come ormai d’abitudine, ho apparecchiato con la tovaglia da tè della bisnonna, tazze e piattino per il dolce, che in realtà altro non era che una scelta di biscotti: abbiamo deciso all’ultimo e non c’era proprio tempo per preparare qualcosa di più elaborato.

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Non potevano naturalmente mancare zucchero (rigorosamente raffinato) e latte: conosco i gusti della ragazza, non c’è stato bisogno di predisporre altro. Il tè è stato ancora una volta il mio amore del momento, ovvero il Countess Grey di Fortnum & Mason: devo dire con soddisfazione che è stato molto apprezzato!

Ultimo tocco per dare ulteriore personalità alla tavola, in effetti un po’ vuota con solo due coperti, candele e un minuscolo boquet con tutto il profumo della primavera, fatto di tulipani rossi, giacinti bianchi e narcisi ancora in boccio.

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Un bel modo per salutare febbraio, non trovate?

I saldi di Babbo Natale. Edizione 2014/2015

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Ed eccola qua, anche se un pochino a scoppio ritardato, la mia sorpresona di Natale. Sorpresona relativa, visto che all’atto pratico ci ho pensato io: però, sinceramente, è un regalo che non mi sarei mai sognata di ricevere.

Riassunto delle puntate precedenti: come molti di voi ricorderanno, l’anno scorso, vista la disponibilità di spazio offerta dalla nuova credenza e l’opportunità di approfittare dei saldi estivi, avevo deciso di regalarmi un servizio di piatti inglese sui toni del bianco e del blu. Avevo identificato la manifattura, ed ero indecisa tra due decori: mi piacevano così tanto entrambi che non riuscivo veramente a decidere, e nonostante alla fine avessi scelto con convinzione, un angolino di rimpianto per il decoro scartato mi era rimasto, soprattutto dopo averlo visto “dal vivo” a Londra.

Beh, evidentemente avevo così tanto rotto le scatole colpito i parenti con questa mia decisione che, a Natale, mamma e papà mi hanno proposto di regalarmene un piccolo servizio. Ovviamente non me lo sono fatto ripetere due volte, tanto più che avevo anche un buono sconto ricevuto con l’acquisto precedente e prossimo alla scadenza. Così la mattina del 26, all’apertura dei saldi invernali, mi sono fiondata sul sito come un falchetto.

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Curiosando tra i vari articoli disponibili, si è fatta strada una perfida idea. Visto che acquistando dall’estero la spesa maggiore da ammortizzare è data dai costi di spedizione, ne ho parlato col maritino, gli ho assicurato che sapevo dove mettere il tutto e, pescando coraggiosamente tra i prodotti di seconda scelta, ho aggiunto le tazze da tè. Considerate che la prima scelta era scontata del 25%, la seconda del 50%, e il mio buono del 10% era cumulabile: come resistere alla tentazione?

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La figlia ha tentato di dissuadermi. “Mamma, perfettina come sei – mi ha detto – rischi di stramazzare al suolo, se ti arrivano tazze col decoro tutto sghembo”. Sapevo che aveva ragione (sono inguaribilmente perfettina), ma ho rischiato lo stesso. E ho fatto bene. I difetti, infatti, sono del tenore che vedete nella foto qui sotto: se non fossero stati evidenziati col pennarello rosso – ovviamente lavabile – credo che alcuni mi sarebbero addirittura sfuggiti.

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Ho già messo al lavoro le tazze da tè, anche se solo per uso personale, mentre non ho ancora avuto modo di usare i piatti. Non vedo l’ora: li trovo perfetti per una tavola di primavera, fresca, solare e allo stesso tempo elegante e delicata. Sono otto coperti con fondina da zuppa, un po’ per cambiare rispetto all’altro, un po’ perché mi sembra una forma che si sposa meglio con un decoro così classico.

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Non ho preso nessun pezzo a servire né tantomeno teiera, lattiera o zuccheriera. Poco male. Con un po’ di pazienza, arriveranno i saldi di luglio: e allora, chissà…

Decorare. Colazione in bianco e blu

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Come ampiamente atteso, San Valentino è passato sotto silenzio mentre eravamo in ben altre faccende affacendati. Poco male. Posso dire con grande sollievo che anche questa brutta parentesi si è finalmente chiusa, e salvo ulteriori sorprese la vita familiare dovrebbe riprendere il suo corso normale.

Nonostante la situazione, abbiamo comunque cercato di non rinunciare almeno alla nostra colazione speciale della domenica. Il grosso dell’emergenza era passato, e c’è stato il tempo di apparecchiare con cura, fare una torta, preparare una bella spremuta e sedersi tutti e quattro a mangiare e chiacchierare con calma.

Mentre sistemavo le foto scattate nell’occasione (vano sforzo, vista la loro qualità è un po’ come mettere il fondotinta al cane sperando che sembri una signora: magari lo si camuffa un po’, ma sempre cane è…) ho realizzato di non avervi mai raccontato ufficialmente com’è andato a finire il dilemma nella scelta del servizio inglese: bianco e blu o bianco e azzurro? D’altronde, non ho praticamente mai usato il servizio prescelto per fare inviti, se si esclude una cena estemporanea con i miei genitori appena dopo l’arrivo del pacco.

Siccome però questi piatti mi piacevano troppo per lasciarli nella credenza, dopo Natale ho deciso di metterli in uso per la tavola quotidiana. Un po’ eccessivo? Può darsi, ma la vita è troppo breve per non circondarsi di cose belle almeno là dove si può. Ecco quindi che da un mesetto a questa parte il Blue Regal Peacock (così si chiama il decoro vincitore) ci fa compagnia ad ogni pasto.

Eccolo qui nella famosa cena estemporanea

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E soprattutto nella nostra colazione post-San Valentino.

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Per non esagerare, l’ho preso da otto coperti (a misura di invito per pochi intimi, e perfetto per noi quattro), con un unico pezzo a servire: la base neutra consente tranquillamente di abbinarvi piatti, terrine e altri accessori che già avevo.

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A me piace tantissimo: è originale, elegante ma non troppo impegnativo, adatto al quotidiano come a una tavola più formale. Insomma, ne sono davvero entusiasta!

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Le fan della variante perdente (decoro Asiatic Pheasant, in azzurro) tuttavia non resteranno deluse. Al momento di decidere ho tampinato così tanto il parentado con il mio amletico dubbio che la mamma si è intenerita e, un paio di settimane fa, mi ha fatto una bellissima sorpresa. Ma di questo vi racconterò la prossima volta.

Se a San Valentino…

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Se a San Valentino ci svegliassimo in montagna, aprendo le finestre vedremmo un incantevole paesaggio innevato. Dopo una ricca colazione servita in camera da mani invisibili e premurose, indosseremmo gli abiti più caldi e comodi e ci prepareremmo per uscire. Ad attenderci, una bellissima slitta trainata da cavalli, pronta a condurci alla scoperta di un bosco incantato. E quale conclusione più adatta per questa passeggiata di un romantico picnic in mezzo alla neve? Sì, in mezzo alla neve. Avete presente il picnic perfetto, quello che anelo da una vita e che non sono mai riuscita a fare? Ecco, nel mio immaginario ne esiste anche una versione invernale, a base di consommé fumante, sandwich al salmone affumicato e al petto d’anatra, piccoli muffins al cioccolato e caffè bollente.

La slitta si fermerebbe proprio ai margini del bosco. Un altro folletto invisibile avrebbe preparato per noi una tavola in legno, delle sedie fornite di morbidi e caldissimi plaid, e un cestino allestito di tutto punto con cristalli e porcellane, oltre naturalmente alle delizie di cui sopra.

Al ritorno (naturalmente risiederemmo in una baita incantevole, o in uno chalet, o in un castello, fuori dal mondo e tutto per noi), altri invisibili folletti avrebbero preparato per noi un bel bagno bollente e profumato, da cui riemergere solo per la cena, servita davanti al camino su una tavola semplice ma arricchita da qualche dettaglio in rosso (sì, rosso, e magari anche a cuori: oh, è San Valentino, mica una serata qualunque!).

Il menu? Semplice ma ricco, come vuole la cucina di montagna: zuppa di porcini, filetto di cervo con patate arrosto e marmellata di mirtilli rossi, una ricca porzione di frittelle di mele con crema alla vaniglia e cannella.

Sarebbe una giornata perfetta, non trovate?

Ovviamente a San Valentino non ci sveglieremo in montagna, men che meno in una baita/chalet/castello incantevole, men che meno circondati da invisibili e servizievoli folletti. Nella vita reale ci aspettano ben più prosaiche incombenze, e anche San Valentino farà la fine del Capodanno: un panino e una pastasciutta al volo tra un giro all’ospedale e un altro. La buona notizia è che, finalmente, si intravvede la fine del tunnel: se tutto va bene, anche questa brutta parentesi si chiuderà presto.

Nel frattempo, volete sognare con me? Ecco qui il mio San Valentino perfetto.

Volersi bene. Tisana, anyone?

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Neve, dalle vostre parti? Qui, purtroppo o per fortuna, zero, giusto una spruzzata in alta collina: in compenso, tanta acqua e tantissimo vento, ruvido e freddo.

Ho sempre amato il vento, fin da bambina, e anche oggi sono felice quando soffia così forte: pulisce l’aria, scuote dal torpore, e porta con sé un canto che sa di libertà. Ciò non toglie che, tornando finalmente a casa dopo aver camminato con l’aria gelida addosso, bere qualcosa di caldo sia, più che un desiderio, un’esigenza.

Il mio sconfinato amore per il tè, purtroppo, ultimamente è poco ricambiato: sarà l’età che avanza (sigh), la tensione accumulata nell’ultimo periodo per vari problemi familiari o un certo effetto accumulo, ma devo decisamente evitare di abusarne. Per fortuna l’alternativa c’è, e sono le tisane: infusi di erbe e/o frutta disponibili in una quantità di combinazioni adatte davvero a tutti i gusti, e a tutte le esigenze.

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Al pari del tè, anche la tisana, per essere preparata al meglio, ama l’acqua appena alle soglie della bollitura, e preferisce essere messa in infusione in un contenitore già caldo. I tempi di infusione invece sono leggermente più brevi: 3-4 minuti di solito sono più che sufficienti. A questo proposito, una piccola avvertenza: seguiamo sempre scrupolosamente i tempi di infusione indicati, o rischieremo di combinare qualche pasticcio. Un esempio? La camomilla, che se lasciata in infusione troppo a lungo anziché rilassante diventa eccitante!

La tisana, tipicamente, si prepara direttamente in tazza perché il più delle volte è una coccola tutta personale. Per evitare che si raffreddi troppo in fretta, è buona norma utilizzare tazze alte e strette, le cosiddette mug, se possibile del modello pensato appositamente per le tisane e provvisto di filtro in ceramica; questo tipo di tazze è particolarmente adatto alle infusioni di frutta perché i pezzi che compongono la miscela, a contatto con l’acqua bollente, si gonfiano parecchio e faticano a rendere bene nei classici “ovetti” in alluminio, più appropriati per le tisane di erbe.

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Normalmente le tazze da tisana hanno anche un coperchio, per far sì che l’acqua non si raffreddi troppo in fretta compromettendo la buona riuscita dell’infusione, e anche per consentire un consumo della bevanda calmo e rilassato, senza timore di trovarsi a bere una brodaglia tiepida. In alternativa a questa soluzione, segnalo che al solito paradiso svedese si possono trovare dei magnifici “tapponi” in sughero perfetti lo stesso utilizzo.

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Come si diceva, ci sono infinite qualità di tisane, da bere per puro piacere o per beneficiare delle proprietà medicamentose degli ingredienti che le compongono. In questo secondo caso mi raccomando, non affidiamoci al caso o al passaparola, ma rivolgiamoci ad un’erboristeria seria che sappia consigliarci in modo professionale: non crediamo che siccome “sono solo erbe” non possano fare danni, perché è vero il contrario, e quindi conviene essere prudenti.

Se invece desideriamo solo una bevanda gradevole, possiamo davvero sbizzarrirci. Nel mio caso, alterno serenamente miscele prese in una nota catena di tè e infusioni, prodotti che trovo in erboristeria e altri che acquisto – perché no? – al supermercato. Qui, in particolare, prendo le tisane in filtro: sono buone, di qualità e comode, perfette per quando ho poco tempo, o poca voglia di complicarmi la vita con foglie, filtri e compagnia.

 

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Ultima nota. Si zuccherano, le tisane? Il tema è dibattuto: c’è chi dice che non si dovrebbe assolutamente, chi suggerisce di utilizzare solo zucchero integrale di canna o miele. Anche in questo caso, dipende: se sono tisane medicamentose, non c’è alternativa che seguire i consigli di chi le ha preparate. Negli altri casi, vale il gusto personale: e ognuno sia libero di fare ciò che preferisce.

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