Finalmente venerdì, Christmas edition! Detox natalizio

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©acasadibianca

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No, non intendo proporre la ricetta di un qualche beverone salutista per prepararsi al meglio alle abbuffate natalizie. In effetti il tema del solito appuntamento del fine settimana ha a che fare con le abbuffate, ma non gastronomiche. Vorrei infatti proporvi una piccola riflessione sull’ossessione da festività da cui mi sento circondata.

Ho visto i primi reparti di oggettistica già completamente allestiti a fine settembre, sui social già da metà novembre era tutto un tripudio di case perfettamente addobbate, per non parlare del continuo martellamento, sui blog e sui canali youtube, di consigli più o meno spontanei per i regali. Francamente, un mezzo incubo. E per quanto adori questo periodo dell’anno ho il terrore di ritrovarmi come quando, a sette anni, feci una clamorosa indigestione di crema al mascarpone, con il risultato di non riuscire più ad affrontarla per quasi due decenni: anche adesso, che i decenni passati sono più di quattro, la approccio con circospezione.

Tengo troppo al Natale per permettere che mi diventi indigesto. Quindi quest’anno mi sono imposta di affrontarlo con calma e sobrietà. Certo, sto pensando ai regali, alle tavole e ai menù, ma non intendo farne il centro delle mie giornate. Allo stesso modo, come da tradizione ieri ho addobbato la casa, ma con una voluta sobrietà. C’è l’albero, ci sarà il mini presepe che conto di recuperare in collina nel fine settimana, ci sono dei tocchi qua e là, ma – per i miei standard – è tutto veramente leggero.

Lo dico sinceramente, per com’ero abituata gli anni scorsi, avevo paura che la casa mi sembrasse vuota: invece vederla vestita a festa, ma senza esagerare, mi piace moltissimo. Credo che me lo godrò davvero, questo Natale…

 

Confessioni. Vivevo l’Hygge, e non lo sapevo

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L’invasione è cominciata da qualche mese, prima all’estero e poi anche da noi: post e video su tutti i social, articoli di giornale, i primi libri già in bella vista nelle librerie. E’ la nuova moda che avanza, arriva dalla Danimarca ed è francamente impossibile non averne ancora sentito parlare: è il mitico Hygge, parola intraducibile in italiano che indica uno stile di vita semplice e rilassato, all’insegna delle piccole gioie date dalla casa, dagli affetti domestici (animali compresi), dal contatto con la natura.

Nella versione invernale, vivi l’Hygge se: prediligi un abbigliamento comodo e informale fatto di caldi filati naturali; lasci l’ufficio al massimo alle 17 e nel tempo libero passeggi nella natura selvaggia e incontaminata, possibilmente con il tuo cane al seguito; al ritorno a casa accendi il camino e ti gusti una bella tazza di cioccolata fumante avvolta in una calda coperta, con il fido quadrupede ai tuoi piedi; prepari quotidianamente zuppe, pane fresco e dolci deliziosamente ricchi di burro e di zucchero.

Come dici? Abiti in un condominio, il caminetto non ce l’hai, per trovare un minimo di verde o ti accontenti di un’aiuola spartitraffico o devi farti un’ora e mezza di macchina? Il cane te lo scordi perché lavori fuori casa 10 ore al giorno e non riusciresti nemmeno a portarlo a fare pipì nell’aiuola di cui sopra, e per lo stesso motivo già è un miracolo se riesci a comprare il pane una volta alla settimana? Se esci dall’ufficio alle 17 dopo una settimana trovi un altro seduto al tuo posto? Fa niente. Se la moda vuole che tu abbracci l’Hygge (a proposito, come si pronuncerà veramente? ügghe, hoo-gaa, hu-gue, hu-gaa, hue-gaè… non ce ne sono due che dicano la stessa cosa), in un modo o nell’altro lo farai, fosse anche solo nell’anima! O magari lo fai già, e non te n’eri mai accorto…

Io per dire, che come sapete rifuggo il più possibile le mode, mi sono resa conto con sconcerto di vivere l’Hygge più o meno dalla nascita. Non tanto durante la settimana, ma il mio week end, ragazzi, è Hygge che più Hygge non si può! Scarpa bassa e comoda, abbigliamento tassativamente sportivo, addosso solo materiali naturali (quello in realtà sempre, se non altro perché con i sintetici mi gratto come una scimmia), cucina semplice e genuina e sempre, sempre, sempre, almeno una passeggiata all’aperto con le persone che mi sono più care. In collina, poi, il mio livello di Hygge raggiunge il 100%: ho addirittura una bellissima stufa a legna, un bosco dove passeggiare (e, da ottobre a gennaio, rischiare di farmi sparare addosso: sarà Hygge anche quello?) e la temperatura perfetta per gustare al rientro fuoco acceso, cioccolata calda (o meglio ancora tè) con torta di mele, per poi piazzarmi sul divano con marito, copertina e cane.

E il bello è che vivo così da sempre, perché è lo stile di vita che mi hanno insegnato i miei genitori e che mi sento cucito addosso come il più perfetto degli abiti. Ho precorso i tempi? Ma figuriamoci. Semplicemente, ho abitudini semplici, un forte concetto di famiglia e rispetto per ogni forma di vita, e non sono certo l’unica al mondo che è cresciuta così. Per questo veder magnificare questo stile di vita come se fosse chissà quale scoperta mi fa un po’ sorridere. E quindi faccio mio un commento lasciato da una signora sul sito di una rivista inglese, sotto l’ennesimo articolo sul tema, e che suonava più o meno così: “Diamine, chi avrebbe mai pensato, in inverno, di vestire pesante, accendere il camino e prepararsi una cioccolata calda? Dev’essere per questo che viviamo un’esistenza così miserabile, quassù in Scozia”. Come darle torto?

Aspettando il Natale. Cinque dettagli irrinunciabili per la tavola di festa

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Chi ama l’arte della tavola non vede l’ora che arrivi il Natale: è il momento dell’anno in cui ci si può maggiormente sbizzarrire, non solo per quanto riguarda gli aspetti decorativi ma anche perché ci si può concedere qualche dettaglio elegante in più senza paura di risultare fuori luogo. Materiali preziosi e stile ricercato non sono d’obbligo, ma sono comunque attesi e graditi: difficile che davanti alla tavola di Natale qualche ospite se ne esca con la frase più deprimente per un padrone di casa che ama apparecchiare, ovvero “non ti dovevi disturbare”. E’ festa e si sa, anche la tavola indossa il suo abito migliore.

I dettagli, come sempre, dipendono da gusti e abitudini di ciascuno. Personalmente, ne considero irrinunciabili – e mi sento di consigliare – almeno cinque. Eccoli qui.

Segnaposto. Questa volta non intendo il dettaglio decorativo, ma proprio il cartellino con il nome che indica il posto assegnato a ciascuno. I pranzi delle feste sono normalmente numerosi, c’è confusione e la padrona di casa è più impegnata che mai. Avere già assegnato in modo chiaro i posti a sedere serve non solo ad avere un impegno in meno al momento di andare a tavola, ma anche a disporre strategicamente gli ospiti, non necessariamente seguendo le rigide regole del galateo. A casa mia, per dire, niente precedenze dettate dallo status sociale, ma semplice buonsenso: ecco perché l’ospite anziano e un po’ acciaccato sarà tenuto lontano dagli spifferi, e i padroni di casa si riserveranno i posti più comodi per gestire servizio e cucina senza dover continuamente incomodare gli altri ospiti.

Doppio bicchiere. Non è una questione di “forma”, ma proprio di sostanza. A Natale si portano in tavola i vini migliori, ed è un delitto servirli nello stesso bicchiere dell’acqua. In primo luogo, perché così facendo si impedisce ai commensali di bere ora l’uno ora l’altra senza dover ogni volta vuotare il bicchiere. Inoltre, usando un unico bicchiere si mescolano i sapori, e ci si ritrova a bere un vino che sa di acqua, e un’acqua che sa di vino. Quasi come mangiare primo e secondo nello stesso piatto: almeno a Natale, non si fa!

Saliera. Galateo vuole che l’ospite non debba mai chiedere il sale, perché sarebbe come dire alla padrona di casa che sta servendo del cibo sciapo. Oggi però è sempre più diffuso un uso moderato di questo ingrediente, soprattutto per le pietanze destinate ad anziani, bambini o persone con qualche delicatezza in fatto di salute. Ecco perché sarà preferibile cucinare usando poco sale, ma prevedendo la possibilità per gli ospiti di poterne aggiustare il quantitativo a proprio gusto. Saliera in tavola dunque, nel numero di una ogni quattro/sei ospiti al massimo: in questo modo tutti riusciranno facilmente a servirsene senza complicati passaggi avanti e indietro per la tavola.

Piattino per il pane. Lo uso spesso anche nel quotidiano ma nelle tavole di festa lo trovo proprio fondamentale. Oltre a dare un tocco aggiuntivo di eleganza all’apparecchiatura, contribuisce infatti a tenere pulita e in ordine la tavola. Il pranzo di Natale culmina nell’arrivo del dolce di tradizione, e non è bello servirlo su una tavola piena di briciole. Passare la classica spazzolina non è molto elegante, ed è un lavoro in più per la padrona di casa che è già abbastanza impegnata: molto meglio evitare, e risolvere il problema semplicemente sparecchiando i piattini con tutto il loro contenuto.

Candele. Per l’ultimo dettaglio irrinunciabile sulla tavola di festa passiamo dal pratico al puramente decorativo. Non è Natale senza le candele. Siano utilizzate come segnaposto individuale o come centrotavola, danno alla tavola di festa un tocco di bellezza ed eleganza assolutamente unico. Sono inoltre fortemente simboliche: la loro fiamma rappresenta la luce che trionfa sulle tenebre, il giorno che sconfigge la notte, il bene che vince sul male. Tutto ciò, insomma, che l’uomo – indipendentemente dal credo religioso – festeggia il giorno di Natale.

Finalmente venerdì, Christmas edition! Chi ha paura dello Schiaccianoci?

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L’altro giorno, uscita finalmente dall’ufficio e con la prospettiva di completare il pomeriggio con un intenso lavoro di servizio taxi per i figli, sono passata davanti ad un negozio che vende pentole e accessori da cucina di una storica marca italiana. La vetrina era già a tema spiccatamente natalizio, con una decisa predilezione per il rosso e l’oro. Ho indugiato un po’ con lo sguardo su alcune ciotoline dorate niente male, pensando ad un possibile loro utilizzo per la tavola di Natale. Non convinta, stavo per rimettermi in marcia quando li ho visti: erano in basso, quasi in un angolino, belli in fila nella loro scatolina rossa. E niente, ho deciso che dovevano essere miei: sono entrata, ho rapidamente concluso l’affare e sono tornata a casa tutta contenta.

Li ho appoggiati sul tavolo di sala e, presa dagli altri impegni del giorno, ho dimenticato di riporli nel cassetto dove tengo le stupidaggini i dettagli decorativi. Una volta rientrata, ho quindi avuto il piacere di vedere in diretta la reazione dei familiari al mio acquisto.

Il marito ha preso in mano la scatola, ne ha guardato il contenuto più o meno strabuzzando gli occhi e l’ha rimesso sul tavolo senza profferire verbo. Il figlio ha fatto la stessa cosa e poi ha brutalmente chiesto “Cos’è ‘sta trashata?”. La figlia, più elegantemente, li ha guardati un attimo e poi ha commentato “Sembrano usciti da un film di Tim Burton”.

Dicano quello che vogliono: a me i nuovi spalmini a forma di Schiaccianoci (inteso come il protagonista dell’omonimo balletto) piacciono un sacco.

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Saranno stravaganti, saranno pure un po’ kitsch, ma li trovo davvero originali e divertenti: forse non li userò per il pranzo di Natale, ma saranno sicuramente in tavola nel periodo delle feste. Se però li trovate orrendi anche voi, ditemelo pure: se sopravvivo alla mia famiglia, posso affrontare qualunque prova!

 

Ricevere con i bambini. Il PDF!

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Le feste si avvicinano a grandi passi e mamme, nonne, zie e amiche di famiglie prolifiche si pongono lo stesso quesito: come organizzare pranzi e cene di feste a misura di bambino, senza stress, pianti e potenziali disastri?

Ne avevo scritto anni fa, vedo che il tema ogni tanto ritorna e mi è sembrata una buona idea riprendere in mano quegli articoli, rivederli un po’ e riunirli in un volumetto. Poco più di un opuscolo, in realtà, che potete scaricare, stampare – rigorosamente fronte retro, è impaginato apposta – e conservare, o anche regalare in giro, se vi fa piacere.

Non è niente di impegnativo, solo il sunto della mia esperienza di padrona di casa che ha passato tutte le fasi, dal ricevere con un neonato in braccio al sentirsi dire – ahimè – “per favore stasera mi lasciate casa che vorrei invitare degli amici?”. Strategie e piccoli trucchi ampiamente collaudati, insomma, che mi sento di condividere proprio perché li ho sperimentati personalmente, e con successo.

Prima di salutarci, però, una piccola nota di carattere legale. Il pdf si può liberamente scaricare ma non se ne può trarre profitto. Perciò se qualcuno vuole utilizzarlo tutto o in parte a scopo commerciale, gentilmente mi contatti in privato e ne discuteremo.

A tutti gli altri, semplicemente, auguro buona lettura. Dovete solo entrare nella pagina che vedete sul menù in alto e cliccare sul link, e Piccoli, grandi ospiti. Ricevere con i bambini sarà vostro.