Sapori. Muffin al limone, senza glutine (ma anche con)

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Inverno, tempo di muffins. Non che ci sia particolarmente freddo, anzi, ma a metà pomeriggio una bella tazza di tè ci sta sempre bene, e come non accompagnarla con uno dei dolci che meglio le si accompagnano, ovvero un bel muffin?

Era parecchio che non li preparavo, e come spesso accade in questi casi, ciò li ha resi ancora più graditi. Tra le tante ricette della mia personale bibbia dei muffin (un vecchissimo libricino della collana del Cordon Bleu), ho scelto una delle più semplici, che accontenta la grande passione familiare per gli agrumi. L’ho adattata al gluten free e il risultato è stato ottimo. Metto comunque tra parentesi i dosaggi originali, per chi preferisse utilizzare la farina di frumento.

Ingredienti per 12 muffins: 300 di mix per dolci Nutrifree (o, se non si hanno problemi di celiachia, stesso peso di farina 00); 125 gr di zucchero; 110 gr di burro fuso; 2 uova grandi; 220 ml di panna fresca da montare (180 se si usa farina di frumento); 8 gr di lievito per dolci*; un cucchiaino di essenza di vaniglia*; 2 limoni non trattati.

*Attenzione: questi ingredienti sono a rischio per chi soffre di celiachia. Verificare che sulla confezione compaiano il simbolo della spiga barrata o la dicitura “senza glutine”, o che siano presenti nel prontuario AIC.

Preriscaldare il forno in modalità statica a 200° e predisporre 12 pirottini di carta in altrettanti stampini da muffin. In una terrina mescolare zucchero, mix per dolci e lievito setacciati e la buccia grattugiata dei due limoni e creare una fontana al centro. In un’altra unire uova, panna fresca ed essenza di vaniglia, sbattendo velocemente il tutto con una forchetta per farlo amalgamare.

Versare il composto all’interno della fontana di farina e zucchero e mescolare grossolanamente; aggiungere il burro fuso e mescolare ancora, lasciando tuttavia che il composto rimanga abbastanza granuloso.

Suddividere l’impasto negli stampini e infornare per 10-15 minuti, controllando la cottura con uno stecchino. Far intiepidire su una gratella e servire accompagnando con una buona tazza di tè.

 

Ricevere. L’arte di sparecchiare la tavola

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Si parla spesso di come apparecchiare al meglio la tavola, ma di rado ci si sofferma sul procedimento opposto, ovvero lo sparecchiare. Eppure è un momento altrettanto delicato e importante, che ha i suoi tempi e i suoi rituali, e che se gestito malamente può rovinare i migliori sforzi del padrone di casa per preparare una tavola accogliente e un menù gustoso.

Vediamo allora di fare un piccolo ripasso, limitandoci ai pranzi o alle cene sedute, e partendo dal presupposto che il convivio si svolga a casa di persone normali, quindi prive di maggiordomi e/o cameriere che possano occuparsi del servizio.

Abbiamo già detto qui che una casa privata non è un ristorante, quindi apparecchiatura e servizio andranno gestiti di conseguenza: il posto tavola dovrà essere allestito nel modo più completo possibile per evitare alla padrona di casa di dover continuamente provvedere a fornire l’ospite di posate e compagnia, e all’ospite di essere continuamente disturbato. Ciò non toglie che alcune cose non si possano mettere in tavola fin dall’inizio del pranzo, e altre non si possano lasciare fino alla fine. Vediamole nel dettaglio.

La prima cosa che non deve essere già in tavola, se si prevede un antipasto seduti, è il piatto per il primo, sia un piatto piano, una fondina, un tazza da consommé o una ciotola da insalata: ci saranno solo sottopiatto, un piatto piano e sopra di esso il piattino da antipasto, che andrà sparecchiato al termine e sostituito dal piatto dedicato alla prima portata. Via dalla tavola con il piattino anche le posate da antipasto, comprese quelle usate per errore (tipicamente, il coltello) che andranno prontamente sostituite. Via anche il bicchiere dell’aperitivo, che andrà ovviamente contato a parte rispetto a quelli da acqua e vino.

Sempre visto che una casa non è un ristorante, i padroni di casa avranno cura di recuperare piatti e posate usati direttamente da ciascun ospite, facendo meno giri possibile dalla tavola alla cucina, sia per praticità loro che per non mettere in imbarazzo gli invitati con il loro indaffarato via vai.

All’arrivo del primo approderanno in tavola anche la formaggera, se necessaria, mentre sale e pepe saranno già in tavola dal principio. Se il primo viene servito dai piatti da portata, saranno questi i primi ad essere tolti dalla tavola, seguiti dalla formaggera e quindi dai piatti e dalle posate individuali.

Secondo il galateo, il pane andrebbe portato in tavola (e possibilmente posizionato negli appositi piattini) poco prima dell’arrivo dei secondi. Personalmente preferisco averlo pronto ad inizio pasto, se non altro perché lo trovo gradevole e decorativo, ma ognuno è libero di fare come meglio crede. Un attimo prima del secondo dovrebbe arrivare in tavola anche, se previsto, il piattino per i contorni, sempre da posizionare a sinistra, specularmente ai bicchieri. Una volta terminato il secondo, usciranno di scena, nell’ordine: piatti da portata, piatti individuali e posate. Sale, pepe, olio e pane saranno portati in cucina per ultimi. Non dovrà mancare, se necessaria, un veloce raccolta delle briciole.

Ecco quindi il momento del dolce. Prima di portarlo in tavola dovranno essere sparecchiati anche i bicchieri del vino da pasto e le relative bottiglie, da sostituire con flutes, coppe o bicchieri da passito, secondo che si decida di accompagnare il dessert con uno spumante o un vino liquoroso. Se si serve una torta, questa dovrà arrivare in tavola intera, per essere tagliata alla presenza degli ospiti e quindi servita. Va da sé che se dopo il dessert si prevede della frutta, si dovrà provvedere a togliere dalla tavola prima il piatto del dolce, quindi i piattini individuali con relative posate, da sostituire con quanto necessario a consumare la frutta.

E siamo finalmente arrivati al caffè. Se, come me, preferite servirlo a tavola, è il momento di sparecchiare quasi completamente, sottopiatti compresi, lasciando solo il bicchiere dell’acqua. Se oltre al caffè si serviranno dei liquori, dovranno essere portati in tavola al momento. Se invece ci si sposta a bere il caffè in zona divani, la tavola potrà essere lasciata com’è e sparecchiata dopo aver congedato gli ospiti.

Un’ultima nota, probabilmente ovvia ma che non farà male mettere nero su bianco: mai e poi mai iniziare a sparecchiare se tutti i commensali non hanno finito la portata. L’invitato un po’ più lento si sentirebbe sollecitato, e questo sarebbe veramente spiacevole.

Brocante folies!, la guida. 13. I decori. Johnson Brothers “Old Britain Castles”

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Piatti inglesi e castelli, quale connubio più azzeccato? E infatti uno dei decori più frequentemente rappresentati nell’english trasnferware vede protagoniste proprio loro, le storiche dimore dell’aristocrazia britannica.

Tra i tanti decori di questo genere, approfondiamo oggi la conoscenza di uno dei più fortunati, ovvero l’”Old Britain Castles” di Johnson Bros (o Brothers che dir si voglia).

Ideato negli anni Trenta del Novecento e tuttora in produzione, questo decoro unisce un ricco bordo a girari di foglie e fiori ad un decoro centrale che raffigura alcuni dei più famosi castelli inglesi, così com’erano rappresentati in una serie di stampe settecentesche.

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E per aiutare l’utente meno esperto, ogni piatto include, nell’angolo in basso a destra del decoro centrale, il nome dell’edificio raffigurato e l’anno cui risale la stampa originale.

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L’ “Old Britain Castles” fu inizialmente realizzato in numerose varianti di colore: blu, rosso, lavanda, marron, nero, verde e multicolor. La versione blu e quella rossa sono ancora in produzione, le altre invece sono state via via abbandonate.

Ecco il multicolor

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E il rosso

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Il più raro è il lavanda, seguito dal nero.

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Il verde, prodotto solo per l’Europa continentale, sembra aver avuto fortuna soprattutto nei paesi di lingua tedesca.

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Esiste inoltre una versione natalizia dell’ “Old Britain Castles”, realizzata unicamente in rosso, oppure – come questa della foto – in rosso e verde. A dispetto del nome, questa variante vede abbinare alla bordura centrale, invariata, non più i castelli ma il classico albero decorato o Babbo Natale.

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E veniamo al tasto dolente. Dato che questo decoro è rimasto invariato dal 1930 ad oggi, come datare i pezzi che ci capitano per le mani? Per fortuna ci viene in aiuto la marca posta sul retro, che all’opposto negli anni è cambiata, e molto.

I pezzi più vecchi, prodotti tra gli anni Trenta e Quaranta, hanno la marca più semplice: corona, nome della manifattura e del decoro, scritta “made in England”.

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Spostandoci verso gli anni Cinquanta, viene introdotta una dicitura più complessa, che fa riferimento alle tecniche di lavorazione.

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Dagli anni Sessanta si aggiunge la nota “Dishwasher safe”, mentre dagli anni Ottanta compare anche “Microwave safe”. E’ invece degli anni Settanta l’introduzione dell’approvazione della Casa Reale. Scusate la foto, sfocatissima, ma è presa dal web e la pubblico giusto per dare l’idea.

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Con il 2003 e il trasferimento della produzione in Cina la qualità del decoro cambia completamente, ma per fortuna anche la marca, così da consentire agli acquirenti di identificare senza ombra di dubbio i pezzi del “nuovo corso”. Sparisce, ovviamente, la dicitura “made in England”, e la grafica si modernizza radicalmente, segnando una forte (e opportuna) cesura rispetto al tempo della produzione a Stoke on Trent.

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Bambini in società. Riflessioni a margine di una notizia

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Lo so, come sempre arrivo con l’ultimo treno. Se ne è già parlato e straparlato, in ogni dove e in ogni tono. Ma prima di dire la mia su un tema francamente delicato, ho preferito pensarci un po’.

La notizia ha tenuto banco per giorni: un ristoratore ha deciso di vietare l’accesso al suo locale (una normale trattoria, non un cinque stelle Michelin) a bambini di età inferiore ai cinque anni, e in ogni caso a carrozzine e passeggini. Sembra che il divieto sia in vigore da un paio d’anni, ma è finito sulla stampa solo adesso e come noto ha suscitato un putiferio: chi ha applaudito la decisione, chi l’ha trovata scandalosa, chi ha tirato in ballo il solito odioso confronto bambini-cani, insomma tutti hanno detto la loro. A questo punto, ci metto anche i miei two cents.

Cominciamo levandoci subito il pensiero più grosso. E’ accettabile un divieto del genere? A mio avviso, assolutamente no. Non è accettabile perché il principio “il ristorante è mio ed entra solo chi voglio io” vale se hai un club privato con accesso solo ai soci, non un locale pubblico. Sarebbe ritenuto accettabile vietare l’ingresso a, che so?, donne, omosessuali, neri, cristiani o – visto che non si desiderano carrozzine – disabili? No di sicuro, e chi ci provasse probabilmente riceverebbe ben presto la visita della forza pubblica.

Se volessi pensare male, direi che il nostro ristoratore ha solo cercato un modo per togliersi di torno clienti poco redditizi: è noto che un bimbo piccolo occupa lo stesso posto di un adulto, ma spesso si accontenta di piluccare dal piatto di mamma e papà, il che vuol dire un cliente pagante in meno. Ma siccome non voglio pensare male, lascio stare il caso specifico e vado al nocciolo della questione.

E il nocciolo della questione è, a mio modestissimo avviso, l’imperante incapacità di sacrificare anche minimamente le proprie esigenze in favore di quelle altrui. Ecco quindi – per restare al nostro tema – da una parte chi non vuole bambini intorno perché li considera a prescindere una fonte di disturbo, dall’altra chi tende ad imporli sempre e comunque.  Impossibile, si capisce, che lo scontro tra questi due mondi non generi abbondanza di scintille.

Però c’è poco da fare: nessuna delle due parti ha completamente torto e nemmeno completamente ragione.

Partiamo dai primi. Inutile negarlo, i bambini urlanti e incapaci di stare a tavola, che infilano un capriccio dietro l’altro o, peggio, corrono tra i tavoli e le gambe dei camerieri mentre i genitori, serafici, non fanno una piega, sono un fenomeno diffuso. Ma questo non significa che tutte le famiglie siano così: grazie al cielo, ci sono ancora genitori attenti e bambini educati, che però sono sempre bambini. Ed è qui che dovrebbe entrare in gioco la tolleranza. Un po’ di pazienza e di empatia dovrebbero consentire a chiunque di sopportare per qualche minuto un piccolino che protesta un po’, e avere comprensione per i suoi genitori che avranno pur diritto, una volta ogni tanto, ad uscire a mangiarsi una pizza anche se non possono contare su nonni e baby sitter.

E veniamo ai secondi. “Bambinocentrici”, li si definisce, quei genitori che al grido di “sono bambini!” vanno ovunque col pargolo al seguito, lasciandolo il più delle volte allo stato brado, incuranti del fatto che molte reazioni estreme di questi piccoli sono semplicemente causate dal loro ritrovarsi in situazioni intollerabili per atmosfera, orario o semplicemente durata.

Scusate la franchezza, ma chi si comporta così tutto è tranne che bambinocentrico: all’opposto, è talmente egocentrico da pretendere che sia il bambino a sopportare atmosfere, orari o semplicemente durate intollerabili per la sua età pur di non rinunciare anche solo transitoriamente alle proprie abitudini. Perché credetemi, avere bambini non significa chiudersi in casa per dieci anni: si tratta di scegliere con un po’ di testa dove andare e dove no. E magari, visto che si parla di mangiare fuori casa, di spendere un po’ di tempo e di fatica per insegnare a questi piccoli a stare a tavola almeno il tempo di mangiare una pizza: un’impresa non certo impossibile, credo. Anzi, ora che mi ricordo, ne avevamo anche già parlato: chi vuole, può curiosare qui.

I saldi di Babbo Natale, edizione 2016

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Ed eccomi anche quest’anno al tradizionale appuntamento con gli acquisti post natalizi, ovvero i saldi di Babbo Natale. Ancora una volta ho scelto di posticipare il regalo di mamma e papà a dopo le feste, in modo da approfittare dei saldi on line delle principali manifatture inglesi e tedesche di porcellane & affini.

Come già l’anno scorso, ho scelto ancora di stare sul british, e per la precisione (indovinate un po’?) sull’english transferware. Durante la recente vacanzina a Londra mi ero innamorata di questo servizio in grigio, e dopo lunghe meditazioni ho fatto la pazzia, ordinando otto piatti piani, otto fondine, otto piattini da dolce e uno da buffet.

I piani e le fondine sono molto semplici, e hanno come unico decoro un elaborato bordo floreale.

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Eccone un dettaglio

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Il piatto da portata e i piattini da dolce, invece, sono arricchiti da un decoro centrale, a soggetto naturalistico. Per il piatto da buffet, una coppia di fagiani

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E siccome la classe non è acqua, guardate che meraviglia anche il retro

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I piattini da dolce hanno un doppio decoro: anatre

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e cervi

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Esisteva una terza versione, con raffigurata una lepre (volendo, la vedete qui), ma in famiglia l’hanno bocciata tutti e così l’ho lasciata in negozio.

Non ancora soddisfatta, ho voluto farmi un piccolo autoregalo che desse al servizio grigio un tocco un pochino più lezioso. Ecco quindi che, dal sito della mia amata Burleigh, ho selezionato otto piattini con decoro Asiatic Pheasant in una inedita (almeno per me) versione in rosa. Ho preso la seconda scelta, spendendo veramente poco, e ancora una volta sono rimasta molto soddisfatta: le imperfezioni sono minime e tutte concentrate sul retro dei piatti, che per il resto sono assolutamente perfetti. Unico neo, mi aspettavo un rosa più confetto, invece è un tono che vira al salmone. Poco male, si sposa ugualmente bene con il grigio.

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Inutile dire che i piatti grigi sono stati immediatamente inaugurati, approfittando di una cena con amici programmata da tempo. Nell’occasione, li ho abbinati ad una tovaglia avorio, tovaglioli avorio con disegni floreali in grigio (un colpo di fortuna, li ho trovati nel classico posto dove capiti per caso la sera prima della cena: appena il tempo di lavarli e stirarli et voilà, erano già operativi!), sottopiatti e piatti da frutta pure avorio. Questa non è una foto della tavola – c’era buio e si vedeva poco – ma rende comunque bene il risultato.

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A questo punto, visto che stavo risistemando la credenza e avevo tutto a portata di mano, mi sono divertita a giocare un po’ agli abbinamenti possibili con questo servizio. Eccolo con il rosa

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Con un tocco di azzurro

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Con un più serioso dettaglio blu

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Ne approfitto per chiedere consiglio: quale abbinamento vi piace di più? Io non so decidere…

 

 

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